Il generale Rapetto scrive a De Caprio: Torna a sorridere, la gente è con te

Appena ha saputo del “siluramento” di De Caprio, il famoso capitano Ultimo, il generale della Finanza Rapetto ha voluto scrivergli una lettera a Ultimo, affidandola a Panorama

VideoPoker: Il colonnello della Finanza Rapetto scopre evasione di 98 miliardi, costretto alle dimissioni

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Carissimo Sergio,
alla fine dell’estate del 1977 nell’atrio della Scuola militare della Nunziatella attendevo – istruttore degli allievi del primo anno – i giovanissimi vincitori di concorso. Tra le mie “vittime” un vivacissimo ragazzetto che arrivava da Castiglion della Pescaia.
Sorrideva, orgoglioso di avercela fatta. Mi permisi di dirgli che il vero esame non era quello di ammissione, ma il più impegnativo e imprevedibile che la vita ci avrebbe riservato.
Ne abbiamo parlato tanto, raccontandoci i sogni, cementando i nostri sani principi, promettendoci che avremmo messo tutto il nostro impegno per cambiare il mondo in meglio. Discorsi da grandi.

Forse, a voler esagerare, discorsi da grandi.

Quell’anno è passato in fretta e nonostante le nostre strade abbiamo seguito itinerari diversi, la sintonia non è mai venuta meno. Fatica e soddisfazioni si sono alternate con un ritmo così intenso da farci dimenticare la storia delle prove difficili che la vita ci avrebbe riservato.
Adesso l’esame, anche il tuo, è arrivato.

Quanto ti è accaduto è l’ennesima dimostrazione della prepotenza della politica su quel manipolo di disperati che in questo Paese cerca ancora di fare – e bene – il proprio dovere. Come nelle partite di calcio tra bambini, è invalsa l’abitudine di portarsi via il pallone quando il risultato non coincide con la volontà di chi è il padrone della sfera. Per evitare di subire qualche altro doloroso goal, la squadra che gioca contro interrompe il match. Basta pochissimo.

Come ben sai la rimozione dall’incarico comporta qualche minuto e l’ufficiale destinatario del provvedimento si trova dinanzi ad un bivio mortale.
 Tu hai scelto militarmente di obbedire, lasciando a tutti noi l’onere di far vibrare la più legittima indignazione. Tre anni fa io ho preferito dire per l’ennesima volta “signornò” e optare di far salva la mia dignità, rinunciando ad un “mestiere” che era la mia vita e che come te avevo cominciato a 16 anni carico di sogni, speranze ed ambizioni.
 A 53 anni ancora da compiere sono stato costretto a congedarmi per evitare l’umiliazione estrema di finire negli stessi banchi a cui mi sono rivolto dalla cattedra in 16 anni di docenza al Centro alti studi difesa.


La tua vicenda è l’ennesima mortificazione per il senso civico collettivo. Nel frattempo, i soliti continueranno ad esser premiati con galloni e onorificenze per la loro supina sudditanza, perché – come si legge nelle note caratteristiche degli ufficiali delle Forze armate – “fedeli esecutori di ordini”.
 Penso alla mia disperazione nel sentirmi comunicare telefonicamente la decisione del Comando generale della Guardia di finanza di togliermi il comando del Gat Nucleo Speciale Frodi Telematiche.

Era il 23 marzo del 2012 e stavo salendo le scale del Tribunale di Grosseto. Stavo per consegnare l’esito delle indagini tecniche sul naufragio della Costa Concordia, eseguite dopo aver quasi miracolosamente recuperato i dati della navigazione a dispetto della scatola nera guasta. Ero orgoglioso del lavoro dei miei ragazzi e pensavo che il nostro sforzo (senza il quale il processo forse non avrebbe potuto aver luogo) dovesse meritare un adeguato riconoscimento.
Invece quella mirabile investigazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, essendo io già “colpevole” della tanto vituperata indagine sulle slot machine che consentì alla Procura della Corte dei conti di evidenziare un danno erariale di oltre 90 miliardi di euro.

Ancora oggi quando sogno, rivivo – e non mi vergogno di confessarlo – giornate in cui sono ancora “16 Charlie”, il comandante del Gat, e con i miei collaboratori rincorro le mie prede… Poi, purtroppo, mi sveglio e penso a chi ha deviato il mio futuro, senza però riuscire a togliermi la forza e la capacità di emergere altrove.
Vorrei fare ancora qualcosa per il nostro Paese ma ormai – in ossequio ai veti della Legge Madia che mi classifica come pericoloso pensionato – sono off-limits per la Pubblica amministrazione e per qualunque realtà partecipata dallo Stato.

Ma, provvedimenti ostativi a parte, so bene che nessuno vorrebbe un rompiscatole e ormai me ne sono fatto una ragione. L’ho imparato. Meglio un incapace prono che qualcuno “vivo e pensante”. Meglio un amico riconoscente di un numero uno.


Con il passare degli anni non ho più visto il sorriso di quel ragazzetto di Castiglione della Pescaia che sognava di fare il carabiniere.
 Lui, il carabiniere che ha fatto sognare l’Italia, deve tornare a sorridere. 
Sergio lo devi fare, perché la solidarietà della gente vale più di ogni medaglia e scalda il cuore.
 Continua a non abbassare lo sguardo dinanzi a chi non ha e non ha mai avuto il coraggio di guardarti negli occhi.
 Sono con te.

Allievo Istruttore Umberto Rapetto,
Classico B 1975-78



   

 

 

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