Immigrati, Feltri: se Galantino non spiega come accogliere tutti è “piazzista da sacrestia”

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Vittorio Feltri per il giornale

Nunzio Galantino è un nome che abbiamo imparato di recente. Trattasi di un vescovo sconosciuto fino a quando non è diventato segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana).

Al grande pubblico egli si è segnalato alcuni giorni orsono, avendo attaccato brutalmente sia il nostro governo sia i politici (definiti «piazzisti da bar») contrari all’immigrazione incontrollata, per esempio Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Tutte le opinioni sono lecite, anche quella di Galantino, cui ovviamente riconosciamo il diritto di manifestare i propri pensieri. Persino questo: bisogna accogliere tutti i disperati che per vari motivi abbandonano la loro patria allo scopo di sfuggire alla miseria e alle persecuzioni di regimi autoritari, e che intendono trovare qui una vita migliore.

Pensiero nobile, cristiano e apprezzabile sotto il profilo umano. Il modo in cui è stato espresso – abbastanza volgare – non è, invece, altrettanto nobile; anzi, è assai scorretto, direi irritante. Forse monsignor Galantino dovrebbe ripassarsi il Concordato (ideato da Benito Mussolini e rinfrescato da Bettino Craxi) nel quale, grosso modo, è scritto che i preti hanno facoltà di predicare ciò che vogliono, ma non sono autorizzati a interferire nelle questioni di Stato italiane. Ma questo è solo un consiglio gratuito che diamo volentieri al vescovo senza la pretesa che lo ascolti.

Ciò che, viceversa, impone una spiegazione – visto che egli la sa tanto lunga – è come potremmo fare, e con quali mezzi, a ospitare gioiosamente centinaia di migliaia di stranieri bisognosi di soccorso, vitto, alloggio, e magari argent de poche . Sappiamo anche noi: il fenomeno della migrazione dei popoli è sempre esistito e sempre esisterà, dato che il mondo cambia forme di cattiveria, ma non cessa mai di essere cattivo, mentre i cristiani hanno (avrebbero) l’obbligo di essere solidali con i sofferenti, cercando di nutrirli e di alleviarne i disagi fisici e psicologici.

Il Vangelo parla chiaro, però trascura di indicarci – come del resto Galantino – quale sia il modo di moltiplicare i pesci, cioè i soldi in misura sufficiente a soddisfare le esigenze primarie e secondarie dei richiedenti asilo.

È probabile che sua eccellenza, vivendo in una dimora adeguata al proprio rango, ignori che i connazionali attraversano, causa la nota crisi, un momento di enormi difficoltà: disoccupazione, economia zoppicante, debito pubblico insanabile, consumi in ribasso, produzione industriale in calo. Cosicché la informiamo noi, sforzandoci di essere sintetici al massimo: l’Italia è in bolletta marcia. Pertanto non è in grado di pagare gli arretrati delle pensioni decurtate illegittimamente da Mario Monti, di fornire un tetto a coloro che campano in auto o in tenda, di foraggiare il welfare e di investire in infrastrutture e servizi. Conciato com’è, il nostro Paese, nonostante l’ottimismo fatuo di Matteo Renzi, non essendo all’altezza di provvedere ai propri cittadini più sfortunati, non lo è neppure di assistere gli extracomunitari che bussano alle sue porte.

Non è un concetto complicato, lo capisce chiunque e immagino sia alla portata anche del segretario generale della Cei. Se egli però, a differenza di noi comuni mortali, fosse in possesso di una magica formula finalizzata a trasformarci da poveri cristi in signori abbienti, lo pregheremmo di rendercene partecipi. Nel qual caso gli garantiremmo di obbedire alle sue esortazioni circa l’opportunità di accogliere tutti. Se poi volesse anche suggerirci un sistema per allargare i confini del nostro territorio, permettendoci di dare spazio ai nuovi venuti, gliene saremmo grati. Infatti lo avvertiamo che, non essendo agevolmente praticabile la compenetrazione dei solidi, sarà arduo trasferire mezza Africa e mezzo Vicino Oriente in Italia, stivale stretto e montuoso.

In mancanza di una risposta, saremo costretti a ribaltare le sue accuse e a considerare Galantino un «piazzista da sacrestia».



   

 

 

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