Aumenta il pericolo, la spinta di Obama verso la guerra globale nucleare

La spinta di Obama verso la guerra globale nucleare, condotta “passo dopo passo”, “guerra dopo guerra”, dal 2011, anno della svolta sancita dall’uccisione di Gheddafi e dall’esposizione della Libia al caos del terrorismo, deve essere neutralizzata.

 

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Una settimana fa la Casa Bianca dichiarò che Obama potrebbe ordinare alle forze armate di attaccare chiunque ostacolasse i “ribelli” siriani, quelli – per intenderci – che sono stati addestrati dagli americani. Alla fine dalla stessa settimana ha aumentato la tensione, dichiarando che la richiesta di attacco potrebbe essere rivolta a qualunque “risorsa”, ovunque nel mondo si tengano esercitazioni degli Stati Uniti, cioè anche in Ucraina.

Obama compie ogni passo, avvia ogni nuova guerra, senza la minima resistenza da parte del Congresso, in ferie per l’intero mese di agosto, il mese dei “cannoni d’agosto”.

Mentre non v’è certezza sull’esito di questa escalation, è sicuro che non si può impedire uno scontro nucleare continuando a negarne la possibilità soltanto perché non la si vorrebbe, o se ne ha paura, oppure perché si sarebbe chiamati personalmente ad agire per scongiurarla. Le intenzioni di Obama sono sempre più chiaramente comprese da chi detiene il potere, nelle nazioni del mondo. È anche per offrire loro un punto di riferimento che lo Schiller Institute sta facendo circolare a livello internazionale l’appello a scongiurare la terza guerra mondiale.

A colloquio con alcuni membri del LaRouche PAC, ieri Lyndon LaRouche ha ribadito che, con Obama:

“Siamo sotto l’influsso delle intenzioni secolari dell’Impero Britannico. Tale intenzione è di ridurre drasticamente la popolazione umana”.

La famiglia reale britannica e i suoi consiglieri sono pronti a spazzare dalla Terra la maggioranza della popolazione, e non ne fanno segreto.

“La minaccia di guerra termonucleare esiste”, ha affermato LaRouche, “poiché Obama è essenzialmente un agente dell’intenzione genocida dell’Impero Britannico”.

Bisogna essere ben attrezzati in fatto di ottimismo, al fine di contrastare questa minaccia: è essenziale la prospettiva offerta dalle nazioni che appartengono al gruppo BRICS, che puntano sul ruolo rivoluzionario e di traino degli sviluppi scientifici.

Uno dei principali oppositori della politica bellica del Presidente americano, il gen. Michael Flynn, licenziato da Obama dalla direzione della DIA nel 2013 proprio per questo motivo, ha ora messo in luce proprio l’intenzione (dal 2012) del trio Londra, Washington e Ryad di creare un “califfato islamico” simile a quello dell’ISIS, in Iraq e in Siria.

Nell’intervista, che ha avuto grande risonanza a livello internazionale, Flynn va oltre: come sosteniamo da decenni, afferma che l’unica speranza di riportare la pace nell’Asia sudoccidentale è nello sviluppo economico regionale incentrato sull’energia prodotta dall’atomo, e che ogni altra cosa è “pura tattica”.

Anche questa notevole sfumatura nella dichiarazione di questo alto ufficiale americano nell’opporsi alle guerre di Obama è una ragione di ottimismo.

Resta la necessità, come ripetiamo su queste pagine, di destituire Obama, proprio come fu destituito Nixon nel 1974. Bisogna farlo ancora.

MOVISOL



   

 

 

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