Lavoro, Istat contro Renzi e Poletti: dati errati e false speranze

Con i numeri sul lavoro, con i dati di Istat, ministero e Inps “abbiamo assistito a un caos poco edificante”.

 

Camera, informativa urgente dell presidente del Consiglio

 

“Quelli forniti dal ministero del Lavoro e dall’Inps sono dati di fonte amministrativa, non ‘statistiche’. Valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioe’ di occupati, e’ una approssimazione non accettabile”.

A dirlo e’ il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, che intervistato dal Fatto Quotidiano riflette cosi’ sui dati utilizzati dal ministro del lavoro Giuliano Poletti e rilanciati con molta enfasi da Matteo Renzi.

“Il governo fa il suo mestiere, ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1%, anche perche’ poi come si e’ visto  portano a fare dietrofront il mese dopo”.

La Garanzia Giovani voluta fortissimamente da Renzi? “I risultati non ci sono stati. Le cose vanno fatte bene, e trovati forse altri strumenti, come per esempio il reddito minimo”.

“Puo’ servire – spiega Alleva – a ridurre le disuguaglianze. Abbiamo fatto un’analisi sulla proposta del M5S, che erroneamente l’ha presentato come ‘reddito di cittadinanza’, mentre invece loro hanno studiato un reddito minimo selettivo. Ridurrebbe di molto la poverta’ ed e’ ben congegnato perche’ proporzionato al reddito e versato al singolo, che cosi’ ha autonomia di scelta. Andrebbe pero’ attuato bene per evitare che incentivi il lavoro nero”.

“Costa 14,9 miliardi, ma non e’ all’ordine del giorno”. Quanto al Jobs Act, riflette ancora il presidente Istat, “i conti li faremo alla fine dell’anno. A oggi gli effetti non appaiono straordinari, sembrano esserci soprattutto sulle stabilizzazioni dei contratti precari, che comunque non e’ poco”. Resta il fatto che l’occupazione non cresce, certifica l’Istat. Anzi, sta ulteriormente diminuendo.

Redazione Milano IL NORD



   

 

 

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