Terrorismo Brescia: jihadista inchiodato da intercettazioni. La famiglia lo difende

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I familiari del cittadino tunisino Lassad Briki, arrestato nei giorni scorsi dalla polizia italiana, dopo accurate indagini della Digos e della Polizia postale, insieme al pakistano Muhammad Waqa con l’accusa di terrorismo internazionale, respingono tutte le accuse rivolte al loro congiunto. La famiglia di Briki, alla radio locale Mosaique fm, da Kairouan, sua città di origine, hanno affermato che ”Lassad non voleva compiere alcun attentato. Si trova in Italia da 8 anni e ha conseguito un livello di studio superiore per lavorare nel campo del turismo. E’ tornato in Tunisia per tre giorni due settimane fa per vendere la sua auto ed è successivamente rientrato in Italia”. La sorella di Lassad in particolare ha chiesto alle autorità tunisine di intervenire in favore del fratello.(ANSAmed)

Il tunisino aveva creato l’account twitter Islamic_State_in_Rom e, insieme al complice pakistano, pianificava azioni terroristiche sul territorio italiano attraverso la medesima piattaforma informatica dove comparivano messaggi minacciosi a firma Islamic State sullo sfondo di alcuni luoghi-simbolo italiani, a Roma e Milano.

Obiettivi nazionali, ma anche bresciani, da colpire visto che volevano puntare sulla stazione ferroviaria di Brescia e la base militare di Ghedi. Secondo il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, i due volevano far saltare un aereo e fare un attentato in una zona strategica. Sul posto, infatti, ci sono ordigni atomici.

Ma nel mirino c’erano anche la ditta di distribuzione alimentare dove lavorava uno dei due. Avrebbero voluto infilarsi sul mezzo guidato dal pachistano e poi entrare in azione. Nelle loro intenzioni c’era anche la volontà di uccidere tre carabinieri.
Poi avrebbero scaricato un manuale di addestramento all’Isis e dopo i vari possibili attentati sarebbero fuggiti in Siria per entrare nelle milizie. C’è tutto questo nelle intercettazioni telefoniche che fanno parte delle 65 pagine di ordinanza con cui il pubblico ministero Elisabette Meyer ha fatto arrestare i due presunti terroristi.

Il pakistano, prima di partire per la Siria, voleva «ammazzare due o tre carabinieri» dell’aerobase del Sesto Stormo. E’ quanto emerge da un’altra intercettazione agli atti nella quale il tunisino Lassaad Briki dimostrerebbe appoggio dicendo «c’è una base militare qua». Secondo il gip, infatti, i due avrebbero individuato «nei carabinieri e negli americani di stanza a Ghedi i possibili obiettivi» e Briki si stava interessando «al reperimento di armi, in particolare kalashnikov».



   

 

 

1 Commento per “Terrorismo Brescia: jihadista inchiodato da intercettazioni. La famiglia lo difende”

  1. Speriamo che siano incappati con dei Giudici con la G maiuscola, e che gli diano l’estradizione, ma meglio di no perché questi anche con l’estradizione entrano e escono dall’Italia senza nessun controllo, perché abbiamo i Parlamentari all’altezza della disfatta, poveri noi con chi ca22o siamo capitati.

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