Pedopornografia: l’Italia rischia di finire davanti alla Corte di giustizia UE

L’Italia, insieme ad altri 5 Paesi, rischia di finire davanti alla Corte di giustizia dell’Ue per rispondere della non completa applicazione della direttiva Ue del 2011 sulla lotta alla pedopornografia. La Commissione europea ha deciso oggi di dare il via all’ultima fase della procedura d’infrazione dando due mesi al governo per rispondere alle accuse mosse. Poi la parola passerà ai giudici. Il termine ultimo per il recepimento delle disposizioni della direttiva Ue nell’ordinamento nazionale è scaduto il 18 dicembre 2013.

Oltre all’Italia sono finiti nel mirino della Commissione con l’accusa di non aver comunicato tutte le misure adottate a livello nazionale per assicurare la piena applicazione della direttiva Ue del 2011 anche Grecia, Malta, Spagna, Portogallo e Romania. La normativa europea fissa, tra l’altro, una pena minima comune in tutti i Paesi dell’Unione per chi viene riconosciuto colpevole di abusi sessuali contro minori e introduce disposizioni per combattere abusi online e il turismo sessuale.

Inoltre, il provvedimento punta a prevenire reati che possono essere commessi da chi, per motivi professionali, ha a che fare regolarmente con i bambini. Il primo ‘avviso’ previsto dalla procedura d’infrazione, si legge in una nota della Commissione, è stato mandato ai sei Paesi interessati nel gennaio del 2014. Da allora ad oggi, osserva Bruxelles, questi Paesi non hanno inviato comunicazioni che attestino l’adozione di interventi in grado di far venire meno i motivi che hanno portato all’apertura della procedura. Con la decisione odierna, all’ Italia e agli altri vengono dati due mesi di tempo per rispondere ai rilievi della Commissione. Scaduto questo termine Bruxelles potrà decidere il deferimento alla Corte di giustizia dell’Ue. ANSA



   

 

 

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