Grecia, Renzi esulta per l’intesa: “stop ai populisti di casa nostra”

“Ora l’armata Brancaleone dell’opposizione italiana dovrà trovarsi un altro eroe…”.

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Nella frase di un renziano di stretta osservanza sta tutta la soddisfazione di Matteo Renzi – convinto di capirne piu’ di Krugman – per l’accordo sulla Grecia (Krugman feroce contro la Germania: le richiese sono una “follia vendicativa): intesa necessaria sul piano europeo, “si è rischiata davvero la Grexit”, ma che per il premier riveste un’importanza notevole anche sul piano interno.

L’accordo sottoscritto da Tsipras, è la lettura degli uomini vicini a Renzi, “toglie l’argomento principale a quel fronte eterogeneo che si era compattato su un ‘no’ all’Europa e all’euro, che si è dimostrato impraticabile”. Da Grillo, a Salvini, a Brunetta, fino alla sinistra anche interna al Pd, “in tanti speravano in un esito diverso della partita greca per trascinare anche l’Italia su quel sentiero, al solo scopo di far saltare il governo“, ragionano nel Pd. Esemplare, al proposito, l’insistenza di Brunetta su un ipotetico euro-referendum anche in Italia. Ma ora, è la lettura, “si è dimostrato che l’unica strada sensata è quella percorsa fin dall’inizio dal nostro governo: riforme interne, e in cambio margini di flessibilità da Bruxelles“. Concetto sottolineato in conferenza stampa dallo stesso Renzi: “Ora che l’Italia è tornato ad essere un Paese solido e forte, abbiamo la necessità di continuare con le riforme, di rilanciare la crescita e di collaborare per fare dell’Europa il luogo in cui si possa discutere di questioni vere”.

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L’aver chiuso positivamente – dall’ottica italiana – il negoziato greco, a giudizio di Renzi crea infatti le condizioni per riprovare a cambiare la Ue: più volte nelle settimane scorse il premier non aveva nascosto il fastidio per lo spazio – mediatico e politico – che la Grecia occupava. A danno, nella sua visione, di quello che davvero conta: riscrivere le regole della governance europea, trovare – dice oggi lo stesso Renzi – “una soluzione per l’Europa e il suo futuro”. Un’Europa che, dicono in tanti renziani – dalla Bonafè alla Picierno – “ha comunque mostrato tutti i suoi limiti” pur riuscendo in extremis a trovare un’intesa sulla Grecia. Ma il modo per cambiarla, rivendicano oggi dal Pd, “non è certo quello dei Grillo o dei Salvini, che ora arrivano a dare a Tsipras del traditore. Ma quando si hanno responsabilità di governo, lo spazio per il populismo non c’è più. Bisogna lavorare seriamente, un passo alla volta, costruendosi la credibilità necessaria e costruendo il clima politico favorevole al cambiamento”. Con le riforme, è la chiave renziana, su cui si intende insistere. Ma non su quella Rai, sempre più a rischio “eutanasia”.

Cosa abbia davvero deciso il premier ancora non è certo, ma in molti, nel Pd, tracciano un bilancio negativo del percorso di riforma di viale Mazzini: “Matteo ha evitato di fare il decreto, ha voluto dare credito al Parlamento. Il risultato è una riforma che al Paese non piace, che incontra critiche dai nostri e applausi da Gasparri… A questo punto, perché farla?”, dice un deputato attento alla partita. Tanto che in serata un autorevole esponente Pd tagliava corto: “La riforma della Rai? Morirà in Aula al Senato…”.



   

 

 

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