A Castello d’Agogna la giustizia viene messa alla gogna

Lettera a ImolaOggi – Riceviamo e pubblichiamo

Mia moglie è proprietaria di un appartamento con box nel paese di Castello d’Agogna, in provincia di Pavia. Questo appartamento è stato acquistato come investimento (sbagliato) qualche anno fa ed è attualmente disabitato.

Circa tre settimane fa sono venuto a sapere che il box era stato occupato abusivamente da un marocchino che abita in questa palazzina, insieme a suoi connazionali e rom. Così, su indicazione di mia moglie, mi sono recato con un fabbro (chiamato per far cambiare la serratura) presso questa palazzina e mi sono avvicinato al nostro box, aprendone la porta a cui era stata asportata la serratura preesistente. Appena ho fatto ciò, il marocchino (che si trovava a pochi metri “armeggiando” con altri oggetti che caricava e scaricava dal suo furgone) si è avvicinato in maniera minacciosa a me chiedendomi chi ero, cosa stessi facendo e cosa volevo. Mantenendo la massima calma ho risposto che il box era della mia famiglia e che se la roba all’interno era la sua doveva toglierla in quel momento perché ero lì col fabbro per cambiarne la serratura.

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Dopo aver alzato la voce urlandomi di andarmene, ed avendo visto che non me ne andavo, mi ha aggredito dapprima colpendomi al viso ed immediatamente dopo cercando di afferrare dei tubi di ferro di circa un paio di metri (con cui poco dopo mi avrebbe inseguito per il paese…) che teneva all’interno del box, già a portata di mano… Immediatamente ho portato a terra quest’individuo immobilizzandolo, venendo da subito colpito dietro la testa da un altro uomo, probabilmente suo connazionale amico. Per non prendere altri colpi alle spalle mi metto sotto l’uomo per vedere chi mi arrivasse ancora addosso, e vedo una donna venire verso di me con un coltello. Così lascio l’uomo che tenevo immobilizzato (che prende immediatamente un tubo di circa un paio di metri) e mi ritrovo inseguito lungo la via principale del paese sia dall’uomo con il tubo di ferro sia dalla donna col coltello in mano. Mentre corro chiamo i Carabinieri chiedendo urgentissimo soccorso in quanto, appiedato, avrei potuto essere agevolmente raggiunto in automobile da queste persone e/o da loro amici.

A quel punto il fabbro (che aveva assistito a tutta la scena) viene verso di me col suo furgone invitandomi a salire per mettermi in salvo e ci rechiamo immediatamente presso la stazione dei Carabinieri di Mortara per denunciare l’accaduto.

I Carabinieri, che notano immediatamente le mie ferite al volto, inviano presso la palazzina un’auto con due agenti che constatano l’occupazione del box da parte di questo marocchino e la violenza verbale sua e della moglie (la donna che mi ha inseguito col coltello) e notiamo che la mia auto (con cui mi ero recato sul posto) aveva le gomme a terra poiché, come testimonierà il gommista che le ha cambiate poco dopo, presentavano tagli effettuati con oggetti da taglio. Così aspetto, scortato dai Carabinieri che identificano l’uomo e la donna , che arrivi il carroattrezzi per recarmi presso il gommista di Robbio a cambiare le gomme.

A quel punto vado al pronto soccorso per le medicazioni e per gli accertamenti del caso, rimediando una prognosi di 5 giorni. Il giorno seguente diffondo a movimenti politici la storia e le mie foto col volto ferito e la notizia viene diffusa da diversi media locali e nazionali. Il giorno ancora successivo mi reco dai Carabinieri a sporgere denuncia, presentando, come da loro richiesta espressami durante la loro uscita di due giorni prima, il titolo di proprietà che identificava inequivocabilmente la proprietà del box occupato (anche davanti ai Carabinieri) dal marocchino e presento il referto medico datomi al Pronto Soccorso dopo aver subito l’aggressione. Chiedo al maresciallo dei Carabinieri di Mortara quale sarebbe stato, a quel punto, il loro operato, e lui mi risponde dicendomi di coinvolgere un avvocato che chiedesse al Giudice (con tempi lunghi – come confermatomi dal mio legale – e non facilmente quantificabili a priori) un’ordinanza di sgombero che loro, altrimenti, non avrebbero potuto eseguire.

Così io dico al maresciallo che, nei giorni seguenti, sarei andato a liberare il box con le mie mani, e che avrei voluto essere messo da loro nelle condizioni di poterlo fare in sicurezza. Lui mi ha detto che non avrebbe potuto farmi accompagnare in questa azione, che avrei fatto “a mio rischio e pericolo” (detto da un rappresentante delle Forze dell’Ordine, che dovrebbe tutelare la nostra incolumità e sicurezza, è a mio avviso gravissimo).

E prendo contatto con alcuni militanti del movimento “Forza Nuova”, che mi mostrano fin da subito la loro concreta solidarietà consigliandomi sul come muovermi non solo per tutelarmi dall’immigrato che mi aveva occupato il box, ma anche dalle Leggi di uno Stato che non tutela chi vuole fare rispettare i propri diritti.

Decidiamo di organizzare un presidio nel paese di Castello d’Agogna, il più vicino possibile alla palazzina, per richiamare l’attenzione del paese sulla situazione della palazzina ed, in particolare, del mio box occupato abusivamente e poi difeso anche con violenza, invitando coi megafoni l’occupante a liberare il box. A questo punto mi dirigo verso la mia palazzina e vengo fermato dai Carabinieri, i quali mi consigliano (nuovamente) di non andarci e comunque mi proibiscono di portare altre persone (tra gli amici manifestanti) con me (come si può vedere da uno dei video pubblicati sulla mia pagina facebook “Marco De Vita” e sul mio sito www.marcodevita.it ). Giunto al nostro box, ed accingendomi ad aprirlo, vengo nuovamente fermato (questa volta dalla Polizia locale, come si può vedere da altro video pubblicato sulla mia pagina facebook “Marco De Vita” e sul sito www.marcodevita.it ), che mi chiede nuovamente il documento prima di permettermi di entrare nel box… e lanciare per aria, fuori dallo stesso, gli oggetti ivi depositati dall’occupante abusivo.

Terminato lo sgombero del mio box, ne chiudo la porta con una saldatrice e con l’aiuto di un volontario presente tra i manifestanti di Forza Nuova e concludiamo la manifestazione sciogliendo il presidio. Pubblico così su facebook la vicenda ed i video che documentano l’accaduto di quella sera, e oltre mezzo milione di persone visualizzano in tre giorni i video, manifestandomi piena solidarietà ed approvazione per la mia azione.

 

marco-devita2Ma dopo un paio di giorni dalla liberazione del box, apprendo (dai giornali locali) di essere stato denunciato dalle Forze dell’Ordine per “esercizio abusivo delle proprie ragioni e danneggiamento di cose altrui”. E, come se non bastasse, giornali come “L’informatore” ed “Il giorno” pubblicano la vicenda travisandone la dinamica ed il significato.

In particolare l’articolo scritto dal quotidiano nazionale “Il Giorno”, scritto dal/dalla giornalista “S.Z” (di cui devo ancora scoprire l’identità…) pubblicato anch’esso sulla mia pagina FB e sul sito www.marcodevita.it , travisa completamente la realtà riempiendo la vicenda di bugìe che vanno a diffamare me e stravolgono la mia azione ed il suo significato. Fortunatamente ci sono diverse decine di persone, presenti quella sera a Castello d’Agogna, che possono testimoniare che quest’articolo è pieno di falsità scritte contro di me che travisano la realtà dei fatti.

Ora quindi la battaglia potrebbe continuare sui media e nei tribunali, per dovermi difendere da giornalisti che scrivono falsità e da leggi (sbagliate ed anticostituzionali, che dovrebbero essere assolutamente cambiate) che vanno contro che agisce in difesa dei propri diritti quando LO STATO, E LE FORZE DELL’ORDINE, NON TUTELANO CON MODI CHIARI E TEMPI ACCETTABILI un cittadino italiano che si è visto una proprietà abusivamente occupata, violentemente difesa e che, nel momento in cui ha reagito (con la solidarietà e l’approvazione di altri concittadini) deve poi difendersi da giornalisti e dallo stesso Stato (ma non dovremmo essere NOI CITTADINI lo Stato?…sì, magari…).

Marco De Vita



   

 

 

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