Le spese pazze dell’ente sordi, buco da 12 milioni di euro

Un buco da 12 milioni di euro, gli scandali per le “spese pazze” e decine di milioni di euro impiegati negli ultimi anni per il personale e le attività istituzionali. In Italia persino un’associazione nata per fini nobili, l’Ente nazionale sordi, finisce per imboccare la via del cattivo esempio.

Nata per integrare i non udenti nella società, l’Ens ha finito per rappresentare una non-eccezione nel panorama nazionale. L’ammanco dalle casse dell’associazione salta fuori tre anni fa, quando l’allora presidente, Ida Collu, viene sfiduciata e prima di mollare certifica una passività di circa 1 milione e mezzo di euro. Ma il suo sostituto, Giovanni Petrucci, accerta che in realtà il buco di bilancio è di 12 milioni e mezzo di euro. Quell’anno il Fatto Quotidiano scrive che lo stesso Petrucci si porta a casa, tra stipendio, affitto pagato e spese di rappresentanza, quasi 10mila euro al mese, e con la carta di credito intestata all’ente compra vestiti di marca, mangia in ottimi ristoranti e viaggia all’estero.

Nell’aprile scorso alcuni senatori presentano un’interrogazione parlamentare in cui si legge che l’Ens riceve dallo Stato 516mila euro annui. Gli stessi parlamentari sottolineano, però, che nell’ultima relazione disponibile della Corte dei Conti, relativa alla gestione finanziaria 2006-2010, è scritto che dall’esame della documentazione risulta che nel 2007, in via straordinaria, lo Stato ha concesso «una contribuzione di 1.128.925,46». Secondo i giudici contabili, inoltre, «l’ente non ha redatto un bilancio consuntivo, fornendo a supporto una documentazione contabile incompleta e discordante, che rende impossibile la interpretazione della reale situazione economica e patrimoniale».

Gli stessi parlamentari scrivono che secondo la Corte dei Conti «il disavanzo di amministrazione è risultato in progressiva crescita negli esercizi esaminati, con una lieve riduzione nel 2010». Numeri alla mano: 807mila euro nel 2008, ben 828mila l’anno dopo e 701mila nel 2010. Nell’interrogazione parlamentare viene anche citata una delibera del 9 agosto 2013 che prevede di affidare a un consorzio la trasformazione dell’intero palazzo di proprietà dell’Ens in un hotel.

Un’operazione portata avanti nonostante la conseguente esposizione bancaria di 32 milioni di euro. Il 21 maggio del 2014, chiosano i senatori, viene stabilito che nel momento in cui il consorzio darà avvio al progetto, «dovrà essere versata in favore di ciascuno dei 3 componenti del Cda una somma pari a 300mila euro». La Corte dei Corti ha infine accertato che dal 2006 al 2010, l’Ens ha speso per il personale 3 milioni di euro e nello stesso quinquennio i soldi tirati fuori per indennità, gettoni di presenza, trasferte, diarie, sono stati quasi 2 milioni di euro. Anni bui quelli presi in esame dai giudici contabili, che sottolineano come le spese per “attività istituzionali” sono state pari a 11milioni di euro e il totale di quelle correnti ammontano a 22 milioni.

Luca Rocca per IL TEMPO



   

 

 

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