Italiane alla prova costume, musulmane alla prova velo

E’ noto ormai che i giovani e le giovani musulmane stanno “provocando” nel ‘fare gazebi’ in alcune piazze italiane in cui fanno provare il velo islamico alle nostre ragazze. L’hanno fatto a Crema, poi è stata la volta di Lodi, dove il gazebo era posizionato di fianco al Duomo.

velo-lodi

Alla luce di questi fatti mi pongo e vi pongo una domanda: se è vero che, per gli islamici, il velo è un simbolo religioso e quindi sacro, perché viene fatto indossare alle donne occidentali da loro ritenute “infedeli”? Grazie a Dio, siamo a Crema, a Lodi o in altre località italiane, ma ancora non siamo in quella che chiamano dār al-Islām, terra islamica dove pare che la loro rigidissima legge, la shar’ia, l’unica rispettata, compresa l’imposizione del velo a tutte le donne, turiste incluse.

E allora perché le giovani musulmane si abbandonano a queste superficialità? Se è vero che è un simbolo di appartenenza all’islam, non è quindi un capo d’abbigliamento con cui fare la “prova velo come noi facciamo la prova costume”, ma piuttosto qualcosa da indossare.

Mi pongo inoltre una domanda a cui non riesco a dare risposta e chiedo quindi la collaborazione di chi mi legge: le Istituzioni competenti darebbero con la stessa facilità il permesso di allestire un gazebo vicino ad una moschea se a chiederlo non fosse magari il PD, ma un qualsiasi altro partito di destra e se, per la par condicio, volessimo far indossare al loro collo il Crocifisso? Oppure si griderebbe allo scandalo per la provocazione? Tra le domande che mi pongo una cosa mi è chiara: siamo ancora una volta davanti ad una discriminazione nei nostri confronti. A nessuno di noi è mai venuto in mente di fare una cosa simile con il Crocefisso che è e resta un simbolo religioso da proteggere e non certo da “esibire” strumentalmente.

Rossella Colombo



   

 

 

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