Il politically correct per i tre stupratori africani

“Violentano disabile, restano in cella”. E poi… “Arrestati nei giorni scorsi a Torino, non hanno risposto a gup”

L’ANSA sempre pronta a usare due pesi e due misure quando si tratta di non italiani, ci vende come una notizia ciò che in un Paese civile e democratico dovrebbe essere normale.
A nostro insindacabile giudizio (vuol dire che la pensiamo così e non siamo disposti a cambiare idea), chi violenta un essere umano (non “un altro” essere umano, perchè chi violenta non è umano), dovrebbe avere l’ergastolo. Il cosiddetto ‘fine pena mai’. Se poi, l’essere umano, come in questo caso è disabile, a nostro insindacabile giudizio gli stupratori dovrebbero avere il doppio della pena. Quindi, l’auspicio di una seconda vita ma con ergastolo.

Stiamo parlando della convalida dell’arresto per i tre allogeni nordafricani e, per non essere accusati di razzismo dai beceri buonisti di emme verso una specifica etnia, possiamo liberamente fare di tutta un erba un fascio perchè queste belve, quindi non esseri umani: un somalo, un ghanese e un nigeriano hanno sequestrato e violentato una ventenne disabile psichica a Torino.

I tre criminali che devono essere giudicati per direttissima – un somalo, un ghanese di 26 anni, che pochi mesi fa aveva chiesto asilo politico, e un nigeriano di 30 anni già espulso dall’Italia un anno fa – nell’udienza di convalida non hanno risposto alla domande.



   

 

 

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