Attivista antirazzista si finge afroamericana e inventa false minacce

Qualcosa del genere l’aveva immaginata Woody Allen creando il personaggio di ‘Zelig’, il “camaleonte umano” protagonista del suo geniale film del 1983. Tratti di quella vicenda si ritrovano ora nel caso di Rachel Dolezal, nota attivista per i diritti civili, che per anni si è spacciata per afroamericana e che in realtà, come sostengono ora i suoi genitori, “è bianca”. La 37enne Dolezal da gennaio è a capo della sezione di Spokane, nello stato di Washington, della National Association for the Advancement of Coloured People (Naacp), una delle massime organizzazioni a difesa dei diritti delle persone di colore.

antirazzista

Il suo nome, negli ultimi anni, è comparso più volte sui media Usa perché vittima, a causa del suo impegno civile, di minacce e intimidazioni. La donna è stata anche difensore civico di Spokane, presiedendo un organismo che vigila sull’operato delle forze di polizia, oltre ad essere docente di Studi africani alla Eastern Washington University. Un curriculum encomiabile, che la accredita come una vera campionessa dei diritti civili. C’è però un unico, imperdonabile, neo: la Dolezal, almeno da un punto di vista strettamente etnico, non è in realtà la persona che per anni ha voluto far credere di essere.

A denunciarlo sono i suoi genitori, evidentemente preoccupati dell’equilibrio mentale della figlia. “E’ la nostra figlia naturale e siamo entrambi di origine europea. Siamo sconcertati, e questa vicenda è molto triste”, ha rivelato a Buzzfeed il padre della donna, Larry Dolezal. “Rachel ha voluto essere qualcuno che non è. Ha scelto di non essere semplicemente se stessa, ma di mostrarsi come una donna afroamericana o di doppia etnia e questa semplicemente non è la verità”, ha confermato Ruthanne Dolezal, la madre, all’emittente Krem.

Nella sua domanda di ammissione per il ruolo di difensore civico a Spokane, Rachel Dolezal si è descritta come una donna di “razza mista”, con origini, bianche, afroamericane e nativo americane. In realtà sostengono i suoi genitori, Rachel ha origini tedesche, ceche e svedesi, sebbene nell’albero genealogico della famiglia siano rintracciabili anche dei lievi tratti nativo americani. I suoi due fratelli adottivi sono afroamericani e Rachel è andata a scuola ed è cresciuta nel Mississippi, dove la famiglia Dolezal viveva in un contesto sociale a maggioranza nera.

Ma, come hanno raccontato i suoi genitori, Rachel ha cominciato a sostenere di avere origini afroamericane solamente dopo il divorzio dal marito, anch’egli afroamericano, nel 2004. Poi, tra il 2006 e il 2007, ha spiegato la madre, Rachel ha iniziato a “camuffarsi”. Rintracciata dai cronisti, la donna ha confermato di essere la figlia di Larry e Ruthanne Dolezal, ma non ha voluto fornire spiegazioni del suo comportamento.

Nel frattempo, l’inchiesta di polizia che indirettamente ha svelato la vera identità di Rachel è stata archiviata. Tutto infatti è partito dalla denuncia fatta dalla donna che sosteneva di aver ricevuto alcune lettere di minacce. In realtà, dalle indagini è emerso che si sarebbe inventata tutto. La Dolezal ora è anche indagata per aver dato una falsa rappresentazione di se stessa nella domanda per l’incarico di difensore civico a Spokane. Nel mare di guai che si sta abbattendo su di lei, si è però distinta la Naacp che in un comunicato le ha espresso solidarietà, rinnovandole la fiducia.

(AdnKronos)



   

 

 

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