Regali al Califfo: in sciopero i piloti iraqeni di F-16

Se non fosse drammaticamente vera, la notizia farebbe morire dal ridere. Mentre le forze dello Stato Islamico continuano ad avanzare verso Baghdad il personale dell’aeronautica irachena che dovrà operare con gli aerei da combattimento F16 ha proclamato uno sciopero a causa del taglio degli stipendi dell’80 per cento ordinato dal ministro delle Difesa, Khaled al Obeidim, e dal ministro delle Finanze, Hoshyar Zebari dopo il loro rientro dagli Stati Uniti.

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Lo riferisce il sito internet “Iraqi news” ripreso dall’Agenzia Nova, precisando che 475 tecnici e i piloti si trovano in addestramento nella vicina Giordania per ricevere la formazione necessaria in vista della consegna dei primi F-16 su una commessa di 36 velivoli.

Gli istruttori statunitensi hanno chiesto al personale iracheno di firmare un documento che certifichi la rinuncia al completamento dei corsi.Sarebbe una grande perdita perché abbiamo un disperato bisogno di formare i nostri ufficiali e i nostri soldati”, ha detto Awatef Nemaa, deputato della Coalizione dello stato di diritto dell’ex premier Nouri al Maliki, sollecitando il governo a intervenire per pagare gli stipendi.

Baghdad dovrebbe schierare i da combattimento nella base aerea di Balad, nella provincia di Salah al Din ma le prime spedizioni sono state ritardate dopo che l’offensiva nello Stato islamico nell’area occidentale e settentrionale del Paese minacciò di occupare anche quell’aeroporto militare.

Le Forze armate irachene dispongono al momento di aerei da combattimento russi Sukhoi Su-25, in parte appartenuti al regime di Saddam Hussein, riparati in Iran durante la guerra del 1991 e restituiti l’anno scorso da Teheran, in parte forniti da Mosca sempre nel 2014. ANALISI DIFESA

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L’Iraq non si mai ripreso dopo l’attacco americano che ha fatto fuori Saddam. Ora è ancora sotto attacco da parte dei terroristi dell’Isis (“ISIS è l’esercito segreto degli Stati Uniti) che hanno già conquistato una parte di territorio. Il paese è stremato ed è costretto a chiedere denaro in prestito al fondo monetario, come al solito in cambio di tagli e riforme.

Preaccordo dell’Fmi ad un piano di aiuti di 833 milioni di dollari a favore dell’Iraq. E’ quanto emerge al termine della missione guidata da Carlo Sdralevich, che si è svolta dal 27 maggio al 4 giugno a Aman, durante la quale si è discusso di un sostegno finanziario alle autorità irachene. “La missione ha raggiunto un preaccordo con le autorità irachene per un piano di aiuti da 833 milioni di dollari. Il preaccordo è sottoposto al via libera del vertice dell’Fmi e sarà esaminato dall’Executive board a luglio”, sottolinea in una nota Sdralevich. L’Fmi, sottolinea ancora, “è pronto a sostenere l’Iraq nei suoi sforzi per far fronte all’impatto economico del conflitto con l’Isis e alle ripercussioni legato al calo dei prezzi del petrolio a livello mondiale”.

Il conflitto, rileva Sdralevich, “ha creato una tragedia umanitaria e circa 3 milioni di sfollati” e “le violenze hanno causato ingenti danni alle infrastrutture”. Nel 2014, osserva, il pil iracheno ha subito una contrazione del 2,1% e quest’anno “si dovrebbe registrare solo un modesto recupero dello 0,5%”. A pesare sui conti, oltre al conflitto in corso, è soprattutto il crollo del prezzo del petrolio.



   

 

 

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