Quelle divise ingombranti

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di Fernando Termentini

Dal 1948, il 2 giugno è il giorno dedicato alla Festa della Repubblica, in ricordo della scelta fatta dagli italiani in occasione del referendum del 2 e 3 giugno 1946. Da subito fu deciso che la ricorrenza fosse celebrata dando risalto al ruolo delle Forze Armate. Infatti, fin dalla prima celebrazione, quella del giugno del 1948, fu previsto di imperniare la cerimonia sulla sfilata militare, delle Forze di Polizia e di tutti coloro che per mandato istituzionale contribuivano alla sicurezza nazionale.

Una commemorazione fin dal primo momento regolata da un cerimoniale preciso e mai mutato nel tempo. Una successione di atti che confermano la volontà di rendere omaggio ed esaltare il ruolo di coloro che nello Stato si impegnano anche a rischio della propria vita per salvaguardare la sicurezza dei propri concittadini. Contenuti precisi che partono dalla deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria, simbolo perenne di tutti i caduti per l’Italia, seguita dalla parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato.

Un riconoscimento del ruolo dei militari che nel tempo è stato stigmatizzato anche da alcune tematiche assegnate alla parata. “Le Forze Armate nel sistema di sicurezza internazionale per il progresso pacifico e democratico dei popoli”; “Le Forze Armate per la Patria”; “La Repubblica e le sue Forze Armate impegnate in missioni di pace”.

L’orgoglio di vestire un’uniforme esaltato a partire dal 1948 e che la nazione ha deciso di sancire e riconoscerlo il giorno della Festa della Repubblica, ha sempre caratterizzato la ricorrenza del 2 giugno. Qualcosa, però, sta cambiando almeno in questo momento contingente. Sempre crescente, infatti, la tendenza di presentare i militari e le Forze dell’Ordine ai cittadini come un qualcosa di “necessario ma non essenziale”, anche costoso e poco produttivo in un momento di recessione economica.

Una scelta che ogni giorno diventa sempre più palese se si considera che da più di 1100 giorni due militari italiani, i Sottufficiali Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati consegnati dall’Italia all’indebito giudizio di uno Stato Terzo di cui sono ormai ostaggio. Tutto nella più assoluta disattenzione della maggior parte degli organi di informazione nazionali rispettosi del silenzio voluto e praticato da un Esecutivo per il quale la soluzione è palesemente considerata come un fastidio più che come un obbligo morale dovuto a due cittadini colpevoli di aver detto un giorno “obbedisco”, nel rispetto del loro giuramento di fedeltà alla Patria.

Gli stessi mass media che, invece, si impegnano al massimo quando si tratta di sensibilizzare gli italiani a favore di operatori della Cooperazione o esponenti del mondo dell’informazione caduti nelle mani di forze eversive nelle aree calde del mondo, naturalmente accompagnati dall’approvazione politica pronta anche ad impegnare economicamente lo Stato a favore di chi, forse, ha peccato di leggerezza in tema di sicurezza.

Sarebbe bello che la tematica della parata 2015 fosse dedicata ai due Fucilieri di Marina, due militari diventati ingombrati per il Governo. Forse ci si potrà aspettare le consuete parole di circostanza non per rivitalizzare il ruolo di coloro che indossano un’uniforme, piuttosto per esaltare il ruolo degli oratori. Tanto i militari sono abituati “ad obbedir tacendo” come il motto dei carabinieri ci ricorda ogni giorno.

Generale Fernando Termentini



   

 

 

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