Gentiloni chiede agli USA un Piano Marshall per il Mediterraneo

“Una svolta nel Mediterraneo è chiaramente nell’interesse dell’Italia e riteniamo che possa costituire un vantaggio anche per gli Stati Uniti. Siamo convinti che un miglioramento della situazione possa rappresentare un’opportunità economica per l’intera Europa”.

Così il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, in un suo intervento alla prestigiosa rivista americana Foreign Affairs.

“Una svolta nel Mediterraneo non limiterebbe la politica americana in Asia, al contrario. La Cina ha già compreso l’importanza del Mediterraneo nella sua strategia globale.

Nell’ambito dell’iniziativa “One Belt, One Road” del Presidente Xi Jinping, Pechino sta infatti programmando investimenti molto importanti in Nord Africa. Anche gli Stati Uniti – ha sottolineato Gentiloni – dovrebbero investire sempre più nel Mediterraneo”.

Un Piano Marshall per il Mediterraneo – ha aggiunto – centrato su infrastrutture, energia, difesa, commercio promuoverebbe gli investimenti e l’occupazione nei Paesi dell’Europa meridionale, e sarebbe una porta d’ingresso per i mercati africani“. Il ministro ha sottolineato che “l’Unione Europea ha intrapreso alcuni sforzi per rendere il Mediterraneo una priorità, ma impegna meno di quanto potrebbe, e gli investimenti degli Stati Uniti saranno cruciali per la sicurezza e la stabilità della regione. “Il Mar Mediterraneo, già culla della cultura greca, dell’Impero Romano, dell’Ebraismo, della Cristianità e dell’Islam, rappresenta oggi molto più del semplice confine meridionale dell’Europa. Ci troviamo di fronte ad un punto di svolta, che potrebbe condurre ad un mare instabile o un mare pacifico”, ha affermato ancora il ministro.

“L’Italia – ha proseguito – ha un interesse naturale alla stabilità della regione, che non può però essere solo una preoccupazione italiana. I confini meridionali dell’Europa dovrebbero rappresentare una priorità per l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, perché da lì emergono i rischi principali per le società contemporanee: migrazioni, terrorismo, conflitti religiosi, disoccupazione giovanile, povertà, emarginazione”.

“Allo stesso tempo – ha infine sottolineato il ministro – la sponda Sud del Mediterraneo offre grandi opportunità. Un nuovo ordine nel Mediterraneo potrebbe portare la stabilità per tre continenti”. ansamed



   

 

 

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