Immigrazione, turisti in fuga da Kos: l’isola diventata un “inferno disgustoso”

Centinaia di migranti in fuga dalla Siria e dall’Afghanistan hanno trasformato l’isola greca di Kos, nel Mar Egeo, in un “inferno disgustoso”. É quanto scrive oggi l’edizione online del britannico Daily Mail ripresa dal quotidiano ateniese Kathimerini. Nota per i pacchetti turistici a basso costo, l’isola di Kos ha assistito negli ultimi mesi ad un più intenso arrivo di migranti che raggiungono le sue coste dalla vicina Turchia. Per lo piu’ sono afghani e siriani.

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Circa 1.500 clandestini sono sbarcati  proprio nel periodo in cui si registra una forte presenza di turisti del Regno Unito, per la chiusura di “half-term” delle scuole. Per l’isola il turismo è la sola risorsa economica.

Le fotografie pubblicate dal giornale mostrano immagini di migranti che si lavano per strada o addormentati sulle panchine. “Disgustoso,” avrebbe affermato Anne Servante, un’infermiera di Manchester. “E’ tutto molto sporco e disordinato,” ha dichiarato.

“Non ritorneremo l’anno prossimo, se sarà di nuovo come un campo rifugiati,” ha dichiarato una coppia in vacanza con i nipoti.

Kos

Intanto Mattarella, non si sa con quale coraggio, predica a Londra – La crisi delle migrazioni rappresenta “un’urgenza epocale per le dimensioni del fenomeno e per la sua drammaticità – su cui l’Europa sta solo adesso iniziando a sviluppare una politica comune”. Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella parlando alla London School of Economics a Londra.

Finalmente l’Unione europea si è data una visione strategica sul tema degli immigrati, riscoprendo quei valori che sono alla base dell’integrazione europea, a partire dalla solidarietà. Purtroppo, e questo è il rammarico, questa presa di coscienza è arrivata “dopo troppi morti”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento alla London school of economics.Dalla risposta contingente sul temma immigrazione, ha spiegato Mattarella, “stiamo finalmente passando ad un inizio di visione strategica, di lungo periodo. E la strategia, in Europa – ha sottolineato – è spesso sinonimo di riscoperta di quei valori che stanno alla base della storia del percorso di integrazione europea, anzitutto della solidarietà.

Ed è questa stessa solidarietà che ci viene chiesta ora da popolazioni che, in larga maggioranza – ha ricordato – fuggono da situazioni estreme cercando, come ho cercato di raffigurare, rifugio – e una vita migliore – in una Europa vista come luogo della solidarietà e della democrazia”.

Ma per il presidente della Repubblica “il nostro grande rammarico, in questo ambito, è legato al ritardo con cui la macchina europea si è messa in moto. Troppi morti, purtroppo, sono stati necessari per risvegliare la nostra coscienza collettiva”.



   

 

 

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