L’orrore delle ragazze yazide rapite, vendute e stuprate dall’Isis

Rapite, vendute più volte come schiave, stuprate e malmenate per mesi. Sono terrificanti i racconti delle ragazze yazide fatte prigioniere dai jihadisti del sedicente Stato islamico (Is) nel nord dell’Iraq. Alcune di loro sono riuscite a fuggire o sono state riscattate con grosse somme di denaro dai familiari. Il quotidiano turco Hurriyet le ha incontrate nei campi profughi allestiti nel Kurdistan iracheno, raccogliendo le loro testimonianze agghiaccianti.

foto CNN

Dalia è una ragazza di 19 anni, rapita lo scorso agosto quando l’Is ha preso d’assalto il suo villaggio. A Hurriyet ha raccontato di essere stata venduta per sette volte e di essere stata violentata tutte le volte. Costretta a convertirsi all’Islam, è stata trasferita insieme ad altre giovani yazide in una scuola di Tel Afar, dove jihadisti arabi, turchi, tedeschi o ceceni andavano a sceglierle e portarle con sé. Il suo primo aguzzino era un turkmeno, che per cinque mesi l’ha tenuta in casa, insieme alla moglie e ai figli, abusando di lei.

“Un giorno sono stata prelevata da un emiro dell’Is che si chiamava Abu Mustafa, che mi ha consegnata come un regalo a un ceceno di nome Aymen”, ha raccontato. Aymen la prendeva per i capelli e le immergeva la testa nella benzina. “Siete così sporche – diceva prima di stuprarla – è così che vi puliamo”.

E’ stata poi scambiata con un’altra ragazza yazida, restituita al ceceno, venduta a un arabo di Mosul che la “stuprava ogni notte”, venduta a un medico di Tel Afar e infine a un arabo di Kirkuk. “Mi rivelò che non mi aveva comprata per violentarmi – ha raccontato – ma per liberarmi e portarmi nel Kurdistan”. Da Kerbala a Baghdad e da Baghdad a Zakho, dove lavorava il padre. “Quando mi ha vista ha cominciato a piangere, a me sembrava di volare – ha raccontato Dalia – ero così contenta”.

La 20enne Leyla è stata rapita dall’Is nel villaggio di Kocho il 15 agosto scorso. Dopo mille peripezie è stata portata a Raqqa, in Siria, e venduta insieme a un’altra ragazza a un uomo che l’ha riportata in Iraq, a Husaybah. Rivenduta a un altro jihadista, è stata portata nuovamente in Siria, ad Aleppo, dove ha subito violenze per otto mesi. Poi ceduta a un egiziano che l’ha portata a Raqqa, dove la stuprava tenendola con un cappuccio sulla faccia.

“Ho pensato più volte di suicidarmi – ha raccontato – ma poi ho desistito perché ho pensato che la mia famiglia non avrebbe mai ritrovato il mio corpo”. Un giorno, rimasta sola a casa, è riuscita a telefonare a uno zio, che tramite un amico di Raqqa è riuscita a metterla in salvo e a portarla in Turchia.

Selma, di 26 anni, è stata fatta prigioniera mentre era incinta e insieme al figlio di 4 anni. Ha partorito mentre era rinchiusa in un edifico a Raqqa insieme a 500 altre donne yazide. Venduta insieme ai figli per 2.600 dollari, è stata portata ad Aleppo, quindi rivenduta per 4.000 dollari. Un giorno è riuscita a impossessarsi di un cellulare con il quale ha chiamato il marito che, per liberarla, ha comprato lei e i figli per 20.000 dollari.

Infine Bahar, appena 15enne, resa schiava insieme alle cugine di 24 e 19 anni da un jihadista saudita. “Ci picchiava ogni giorno e ci stuprava ogni notte – ha raccontato a Hurriyet – Sua moglie ci diceva che ci avrebbe voluto aiutare, ma non poteva”.

Alla fine il saudita è partito per Kobane, a combattere contro i curdi, e le ha consegnate, insieme a una quarta ragazza yazida, a un altro jihadista. La quarta ragazza è riuscita a contattare uno zio, che ha pagato un uomo di Raqqa, dove si trovavano, perché le portasse in salvo, oltre il confine con la Turchia.

adnkronos



   

 

 

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