Libia: Tripoli boccia il piano dell’inviato ONU, scontri a Bengasi

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Il Congresso nazionale libico ha annunciato di aver rifiutato il programma di transizione politica presentato dall’inviato dell’Onu, Bernardino Leon, per porre fine alla crisi in Libia.

Parlando martedi’ sera nel corso di una conferenza stampa a Tripoli, i rappresentanti del Congresso hanno riferito che la loro “delegazione a Rabat ha deciso di respingere la proposta di Leon perche’ non rispetta” il punto di vista del loro governo. I rappresentanti di Tripoli hanno sottolineato di “essersi seduti al tavolo del dialogo con la volonta’ di arrivare a un accordo nonostante fossero in corso i raid aerei su Tripoli”.

Intanto si registrano nuovi scontri a fuoco a Bengasi fra le truppe dell’esercito libico, fedeli al generale Khalifa Haftar, e le milizie di Ansar al Sharia.
Secondo quanto riferiscono fonti dell’ospedale al Jala di Bengasi, martedi’ sono stati trasportati due cadaveri e altre 11 persone sono state ricoverate in seguito alle ferite riportate durante i combattimenti. Si tratta per lo piu’ di giovani colpiti dal fuoco dei cecchini nascosti nei palazzi dei quartieri che l’esercito sta tentando di riconquistare.
A Bengasi di combatte dal maggio dell’anno scorso. (AGI) .

Tutti i principali interessi economici italiani, dall’Eni, al gas, fino all’energia sono situati nell’area controllata dagli islamisti di Tripoli, dove governano i rappresentanti del vecchio Parlamento eletto nel primo voto libero del 2012.  Al timone del governo, ribattezzato di «salvezza nazionale», c’è Omar al Hassi, vicino ai Fratelli musulmani. L’esecutivo sta in piedi grazie a Fajr Lybia (Alba libica), un cartello di milizie dominato dai 40 mila combattenti di Misurata, terza città del Paese. A sua volta, l’ala islamista di Alba Libica si è scissa in un fronte meno estremista che governa a Misurata, e un altro che è scivolato tra le braccia del Califfato.

In Libia ci sono poi anche gli interessi di Francia e Germania, che ovviamente non coincidono con i nostri e neanche tra di loro. La pacificazione è quindi complicata non solo a causa della frammentazione interna, ma anche per le attività straniere installate sul territorio.



   

 

 

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