Bologna – Il Parco del Velodromo: A MANI SPORCHE NEL PARCO

Il parco del Velodromo è un complesso di piccole infrastrutture realizzate pochi anni fa grazie ad uno sforzo privato nei pressi di via Pasubio a Bologna, dove sono a disposizione dei cittadini due campetti sportivi, un bar ed un’area ludica per i bambini più piccoli. Dalla scorsa primavera il complesso era stato abbandonato a sé stesso, poiché il soggetto che lo avrebbe dovuto gestire, tra cui in primis l’Associazione Libertas San Felice, non ritenendo più conveniente portare avanti gli impegni presi con il Quartiere Porto, aveva ridato indietro le chiavi. Perciò, dopo oltre un anno di abbandono, lo scorso marzo gli uffici del Quartiere avevano indetto un bando per aggiudicarne la gestione con il fine di recuperare il Parco da un certo degrado urbano man mano occorso.

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Sebbene il mese scorso alla gara si fossero presentate tre offerte da parte di tre soggetti distinti in raggruppamenti diversi, senza prenderne in considerazione due, e sulla base di un criterio di legittimità arbitrario, il direttore del Quartiere Maurizio Ferretti escludeva due soggetti stabilendone un’assenza di requisiti in maniera tout court.

Non può non saltare agli occhi quanto sia totalmente ridicola la giustificazione per l’esclusione di uno dei due raggruppamenti, un gruppo di Associazioni molto note e radicate che annovera come protagoniste addirittura le Acli e Assisla onlus. Secondo la ‘scienza’ e la ‘coscienza’ del direttore di quartiere, entrambe le Associazioni non avrebbero il requisito di occuparsi di aspetti sociali di riferimento ai giovani e ai bambini !

Ci piacerebbe sapere perché sostenere materialmente e spiritualmente, tanto a casa quanto negli ospedali, i familiari dei pazienti di SLA e quindi in particolare i familiari più bisognosi, cioè gli adolescenti, come Assisla fa da alcuni anni, non sia un’attività sociale di interesse per i giovani, senza ovviamente nulla togliere alla ‘coscienza’ del direttore Maurizio Ferretti! Come anche, senza che ciò porti offesa alla ‘scienza’ del sapiente direttore, vorremmo sapere come mai, una rete di associazioni e imprese sociali che a Bologna ha 70 anni di storia, come giustappunto le Acli, con 10.000 iscritti, oltre 1.000 iscritti giovani e 20 sedi fisiche sul territorio dove si svolgono innumerevoli attività di aggregazione finalizzate alla promozione di valori umanistici coerenti con la Tradizione del Popolo italiano, non sia idonea a poter gestire un parco fino al punto di non prendere neanche in considerazione l’offerta tecnica e quella economica proposta (con conseguente danno ai cittadini e alle casse comunali).

Il caso del Parco del Velodromo quindi, più di quello della CPL Concordia e tanti altri, si impone come paradigmatico di un modo di gestire il potere senza scienza e coscienza, un vero e proprio esercizio di violenta burocrazia priva di buon senso quando prevarica, così come accaduto al Porto, le cose più sane della nostra Comunità: valori sociali di etica e moralità propri della Tradizione popolare italiana, nonché norme di diritto elementare e naturale.
Questo modo di agire del direttore Ferretti, può passare in qualche modo impunito riducendolo ad una mera questione amministrativa priva di interesse per i cittadini? Noi non lo riteniamo possibile.

Il bando prevedeva una gara, cioè una partita, a cui nessuna declinazione creativa del diritto amministrativo può indurre a ritenere possibile che l’esito finale di una gara sia stabilito all’inizio dall’arbitro, senza neanche che questi debba prendersi l’imbarazzo di fischiare un calcio di rigore inesistente in favore della squadra da lui evidentemente meritevole della posta in palio. La Giurisprudenza, infatti, è chiara: essa prescrive come in qualsiasi gara, in assenza di clausole contrarie della lex spacialis cioè di norme che definiscono nello specifico i requisiti, la legittimità debba essere sempre presunta ottemperando il principio di massima partecipazione, cioè la partita si deve giocare per forza a prescindere dall’arbitro e dalle sue creatività !

Ma tutta l’assurdità della vicenda esplode in maniera dirompente alla luce di alcune considerazioni sulla ‘squadra’ che il Quartiere, procedendo in tale modo, intenderebbe favorire: il gruppo della Libertas San Felice e l’AICS. La prima è l’Associazione che aveva abbandonato la gestione del Velodromo ed è quindi responsabile dell’abbandono per oltre un anno del parco. Essa evidentemente è un’associazione che ha grande dimestichezze di rapporti negli uffici del Porto perché gestisce sapientemente il centro sportivo Bruno Corticelli e tutti i giri di soldi annessi all’affitto dei campetti. Mentre la seconda, l’Aics, è una realtà nota negli ambienti ricreativi più controversi della città ed infatti ad essa si deve la copertura associativa e ‘politica’ del Caos Club e del Link, cioè di due gestioni recentemente protagoniste di situazioni che hanno spedito all’ospedale per abuso di alcol o addirittura overdose di droghe molti giovani, tra cui anche minorenni. Chapeau ! Non c’è che dire: un’attività sociale di particolare riferimento ai giovani, come in effetti voleva il bando.

Per questi motivi, al di là delle controversie nelle aule della Giustizia e della Politica che si scateneranno, è necessaria una riflessione ad alta voce sui dirigenti comunali accanto ai politici. Sappiamo che il direttore di un quartiere è un dirigente comunale la cui nomina, con tutti i benefit e le prospettive di carriera annesse, fa capo al Sindaco e al Presidente di Quartiere; quindi una delle due evenienze è ipotizzabile: o il direttore del quartiere Porto sul caso del Velodromo è un ‘pazzo’ in preda ad un delirio di onnipotenza burocratica, e quindi bisogna fermarlo, oppure è solo un burattino nelle mani di Merola e Leti, e cioè un epigono di un sistema di potere da riconsiderare, chiamando in causa prima la Magistratura e poi i cittadini.
Ma intanto, mentre le carte dei Tribunali si ingrassano, i bambini nell’attiguità delle strade vicine a via Pasubio a Bologna, rimarranno in casa e non andranno a giocare per non farsi male in un posto scassato, sporco e abbandonato, aspettando il prossimo articolo di giornale con un giovane in overdose che muore in un Parco, come la scorsa settimana al parco di via Fava proprio al quartiere Porto.

Armando Manocchia @mail



   

 

 

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