Medici senza frontiere e Moas alla ricerca di migranti nel Mediterraneo

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Un’operazione di ricerca, soccorso e assistenza medica nel Mediterraneo centrale, tra l’Africa e l’Europa da maggio a ottobre, periodo durante il quale si prevede che migliaia di persone rischieranno la vita tentando di raggiungere un luogo sicuro in Europa.

E’ l’inizitiva dell’organizzazione medico umanitaria internazionale Medici senza frontiere (Msf) e di Migrant Offshore Aid Station (Moas).

Nei prossimi mesi, un’équipe congiunta di Msf e Moas sarà di stanza nel Mediterraneo centrale a bordo della MY Phoenix, una nave da soccorso di 40 metri. Dotata di gommoni ad alta velocità con scafo rigido e droni di sorveglianza, e con un equipaggio di 20 persone, la MY Phoenix fornirà supporto salvavita alle persone in difficoltà. A bordo ci sarà anche un’équipe di Msf composta da due medici e un infermiere, equipaggiati per fornire cure salvavita di emergenza e per trattare casi di disidratazione, ustioni da carburante, scottature gravi e ipotermia, ovvero le necessità mediche più urgenti di persone che potrebbero aver trascorso diversi giorni in mare.

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L’anno scorso – si legge in una nota di Msf – è stato il più tragico mai registrato per le persone in fuga attraverso il Mediterraneo: più di 3.400 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa. Quest’anno si prevede che il bilancio delle vittime sarà ancora più alto, poiché l’assistenza per le imbarcazioni in difficoltà è ancora più ridotta: l’operazione di ricerca e soccorso Mare Nostrum della Marina militare italiana è stata interrotta nel novembre 2014 e non è stata sostituita.

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“L’Europa ha voltato le spalle alle persone in fuga da alcune delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo”, dichiara Arjan Hehenkamp, direttore generale di Msf. “La decisione di chiudere le porte e costruire barriere costringe uomini, donne e bambini a rischiare la vita in un viaggio disperato attraverso il mare. Ignorare questa situazione non la risolverà. L’Europa ha sia le risorse che la responsabilità di prevenire altre morti ai propri confini e deve agire in quella direzione”.”La nostra motivazione è semplice – spiega Martin Xuereb, direttore del Moas – Nessuno merita di morire e faremo tutto quanto è in nostro potere per garantire che chi è costretto a intraprendere questa pericolosa traversata in mare su imbarcazioni di fortuna non anneghi. Quando abbiamo avviato le nostre operazioni l’anno scorso, abbiamo salvato 3.000 persone in 60 giorni. Speriamo di ottenere risultati ancora migliori quest’anno, lavorando per 6 mesi al fianco di Msf. Non possiamo porre fine alle guerre e alla miseria che costringono le persone a lasciare i loro Paesi d’origine, ma abbiamo la possibilità di ridurre il numero di morti e di fornire un’assistenza cruciale per le migliaia di esseri umani che attraverseranno il Mediterraneo quest’estate”, afferma Hehenkamp di Msf

“I governi europei – aggiunge il direttore generale – hanno scelto di dare priorità alla sorveglianza e alla protezione delle frontiere invece che a salvare la vita delle persone. Finché le politiche migratorie non cambieranno, la riluttanza collettiva dell’Europa a fornire alternative sicure per chi vuole raggiungere le nostre coste continuerà a costare vite umane”.

All’Europa, e al Governo italiano, Msf chiede vie legali e sicure per raggiungere il continente, il ripristino di attività di ricerca e soccorso in mare e piani di emergenza per garantire sempre adeguate condizioni di accoglienza. Sono le richieste della campagna #Milionidipassi che Msf dedica alle persone in fuga, con un appello all’opinione pubblica e ai governi perché venga garantito il diritto di tutti ad avere salva la vita. Si aderisce su www.milionidipassi.it.

Adnkronos



   

 

 

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