Terrorismo, Gentiloni: l’opzione militare non è l’unica risposta

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“Per contrastare il terrorismo è inevitabile il risvolto militare. Qualcuno potrà scandalizzarsi, ma questi gruppi vanno affrontati anche sul piano militare”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in un’intervista concessa al Corriere della Sera. In sostanza, tornando a parlare delle persecuzioni dei cristiani nel mondo, non ha escluso che potrebbe essere necessario l’uso della forza.

Poi a Radio Anch’io il ministro fa un mezzo dietro front: “Non escludere l’opzione militare fa titolo ma non è l’unica risposta al terrorismo né la risposta decisiva”.

Questo per quanto riguarda il pericolo che corriamo noi. Invece, per quanto rigurda i bombardamenti sauditi in Yemen, Gentiloni ha dichiarato Yemen, Italia dalla parte dei Sauditi “difendono la loro sicurezza”

D’altronde, ha aggiunto il capo della diplomazia italiana, la lotta al terrorismo va condotta con “interventi su più terreni”. “All’interno della comunità musulmana c’è un conflitto tra sciiti e sunniti che noi dobbiamo provare a moderare, ci sono le operazioni di contrasto al finanziamento dei gruppi, c’è la dimensione della cooperazione economica”. Il ministro ha citato anche gli aiuti umanitari verso i rifugiati, e la collaborazione tra università. “Quando si dice possiamo fare di più non vuol dire mettere mano alle pistole”.

“Facciamo parte di una coalizione militare anti Daesh impegnata soprattutto in Iraq e in Siria. Ma in futuro si potrebbe valutare l’opportunità di contribuire al contrasto del terrorismo in Libia o di fenomeni come Boko Haram in Nigeria, per esempio. I carabinieri italiani sono impegnati in Somalia per contribuire alla formazione e all’addestramento delle forze armate locali che devono combattere proprio contro i responsabili della strage di Garissa. Insomma, c’è una dimensione militare”.

E riflette: “c’è una gravissima minaccia nei confronti di tanti cristiani in diverse parti del mondo. E bisogna fare di più. Ma da anni – sottolinea il ministro – c’è un male europeo, quella miscela tra egoismo e ignavia che spinge a voltare lo sguardo dall’altra parte rispetto a ciò che accade oltre il nostro piccolo mondo antico”.

Gentiloni torna poi sull’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, che il 5 aprile sulle pagine del Corriere ha proposto che l’Italia costruisca ospedali, scuole e case per i profughi cristiani: “Potrei cavarmela dicendo che già lo facciamo”. “Ma dobbiamo sapere che l’Italia non sta facendo abbastanza perché le risorse messe a disposizione non sono all’altezza della civiltà che rappresentiamo“.
“Dobbiamo decidere – sottolinea il ministro – se vogliamo assumerci responsabilità chiare, svolgere il nostro ruolo oppure se dobbiamo continuare a tenere questi problemi al di fuori del nostro piccolo mondo, che poi è una semplice illusione. Ma questo comporta spese, e ciò riguarda anche l’opzione militare”. “In passato ci sono stati interventi militari che hanno avuto esiti tutt’altro che risolutivi, ma che anzi hanno aggravato la situazione”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni parlando a Radio Anch’io della possibilità di un intervento militare contro il terrorismo. Tuttavia, “non stiamo parlando di nuove guerre o invasioni come quelle avvenuto in passato, ad esempio, in Iraq”, ha precisato Gentiloni. TISCALI



   

 

 

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