Proposta shock: seggio all’ONU per lo Stato Islamico

World Leaders Attend 66th United Nations General Assembly

di Giuseppe Cirillo

Rumors assolutamente da confermare (quindi non chiedetemi la fonte), sostengono che negli ambienti diplomatici vicini alla Turchia e al Qatar, circoli una proposta per consentire al Califfato Islamico (o Stato Islamico o ISIS O Daesh) di ottenere un seggio alle Nazioni Unite come osservatore non membro, lo stesso status del Vaticano e della Palestina con la motivazione che data la difficoltà a sconfiggerlo e dato il supporto popolare di cui gode in certe zone occupate, è necessario poter dialogare diplomaticamente con loro per risolvere i conflitti in stallo come ad esempio quello libico. La proposta, ai nostri occhi occidentali, sembra assurda dato il livello di barbarie raggiunto dai combattenti dell’ISIS e il fatto che nonostante de facto siano uno stato, si comportino anche da organizzazione terroristica. Questa presunta notizia segue a ruota quella confermata e reale delle dichiarazioni del responsabile ONU per i diritti umani, il giordano Zeid Raad al-Hussein, che nel commentare il fenomeno dei foreign fighters, ha anche affermato che nello Stato Islamico esista una accettazione della diversità etnica maggiore che in alcuni paesi membri delle Nazioni Unite. Quindi ha espresso una sorta di apprezzamento su un fattore riguardante l’ISIS.

Ma anche da noi in Italia, quasi seguendo questo trend di comprensione del fenomeno del Califfato, e’ Massimo Fini, da sempre su posizioni controcorrente, ad aprire ad un riconoscimento dello Stato Islamico, sostenendo però che riconoscerlo, serve a dargli dei limiti che se superati ci consentirebbero di dichiarargli guerra ufficialmente. (Questo il link alle dichiarazioni di Fini).

Ora, al di là di queste dichiarazioni, vogliamo noi aprire una riflessione su questo argomento, cioè se l’IS deve oppure no avere un seggio alle Nazioni Unite. Prima di aprire questa riflessione dobbiamo necessariamente premettere che:

1) I primi tre scopi dell’ONU sono: a) mantenere la pace e la sicurezza internazionale; b) promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare a una rottura della pace; c) sviluppare le relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati e l’autodeterminazione dei popoli.

2) Siamo consapevoli che l’ONU sia una marionetta statunitense (del resto a sede a New York), assolutamente non egualitaria (data la presenza del Consiglio di Sicurezza con 5 membri con diritto di veto).

3) Siamo consapevoli che l’ISIS, anche se composta da fanatici che effettivamente credono in maniera radicale all’Islam, sia una marionetta di qualcuno. ( A questo proposito rimandiamo all’articolo Chi c’è dietro l’ISIS e all’articolo Medio Oriente in guerra totale).

Fatta questa premessa, abbiamo visto che lo scopo delle Nazioni Unite dovrebbe essere quello di promuovere la pace internazionale, la soluzione delle controversie tra gli stati e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra stati considerati uguali tra loro. L’Assemblea dell’ONU è praticamente una sorta di suffragio universale degli stati atta a promuovere questi scopi.

Ma come funziona un suffragio universale? E’molto semplice, a tutte le persone, che siano uomini e donne, maggiorenni, viene consentito il diritto al voto, senza alcuna distinzione. Il problema è che l’ONU, non è un vero suffragio universale degli stati e questo non può che rendere sempre e comunque questa organizzazione qualcosa di non perfettamente funzionante e utile. Ma perché non è un suffragio universale degli stati? Per almeno due motivi:

1) Alcuni stati valgono più degli altri possedendo il diritto di veto (USA, Russia, Francia, Inghilterra e Cina).

2) A differenza del suffragio universale tra persone, dove riconoscere una persona è facilissimo e automatico, per essere riconosciuto stato membro dell’ONU si ha bisogno dell’approvazione degli altri membri. Chiaramente questo è assurdo, pensate se per essere riconosciuti cittadini votanti dovessimo avere il consenso degli altri, molte persone perderebbero il loro diritto di voto, è questo è chiaramente ingiusto.

Quindi le Nazioni Unite sono un’organizzazione fortemente distorta sia da una dittatura della minoranza (quella del Consiglio di Sicurezza dei cinque membri con potere di veto) sia da una dittatura della maggioranza (cioè il fatto che per essere riconosciuti come stati serva l’approvazione della maggioranza dei membri). A nostro avviso, se veramente l’ONU vuole essere un’organizzazione portatrice di pace che stimoli il dialogo tra gli stati per risolvere i conflitti pacificamente, l’essere riconosciuto uno stato legittimo, non deve essere qualcosa votato da altri ma deve essere qualcosa di automatico, come quando noi alla maggiore età riceviamo la tessera elettorale.

Ma ecco che veniamo al succo del discorso. Quale stato è legittimo? Nel mio libro Libertà Indefinita, Manifesto della Democrazia Integrata sostengo che in realtà, attualmente, nessun stato esistente sul pianeta sia uno stato legittimo, perché tutti, anche quelli più o meno democratici come il nostro (ora come ora molto meno che più) sono frutto di un atto di forza della minoranza/maggioranza al governo che continua a perpetuare un potere organizzato su scala territoriale in cui i sudditi o sottoposti o cittadini non hanno volontariamente deciso di aderire. Questo indipendentemente dal fatto che lo stato sia una democrazia oppure no. La volontà della maggioranza non è assolutamente sinonimo di legittimazione. Ovviamente molti lettori si chiederanno quale sia l’alternativa alla nostra democrazia se non l’anarchia, nel libro ho in qualche modo cercato di segnare una direzione con cui ripensare e rifondare uno stato che possa garantire un alto livello di legittimazione senza finire nell’anarchia (che non significa solo sbandati e terroristi, ma libertà, ma anche, purtroppo, utopia).

Detto questo torniamo a noi, premesso, quindi, che in realtà nessuno stato è legittimo, possiamo indicare dei requisiti che garantiscano, indipendentemente dal valore della maggioranza degli stati, il diritto di essere riconosciuto uno stato e quindi di poter parlare ad un’Assemblea di stati come quella dell’ONU? Io credo di sì. Ad esempio, potrebbe essere definito stato, ogni potere organizzato territorialmente che detenga effettivamente il controllo per almeno un certo arco di tempo minimo ( ad esempio sei mesi o un anno) di un territorio di una certa grandezza (almeno grande come il Vaticano, che è lo stato più piccolo del mondo, oppure anche più grande) composto da almeno un certo numero di persone che lo riconoscono o che lo rispettano ( tipo 50.000 o 100.000).

Una procedura del genere eliminerebbe per sempre il problema degli stati riconosciuti o non riconosciuti, se uno stato esiste, esiste e basta non ha bisogno di essere riconosciuto, come noi come persone non abbiamo bisogno per esistere di essere riconosciute dalle altre. Quindi, Palestina, Nuova Russia, Stato Islamico, Taiwan, Transnistria, ecc avrebbero diritto di sedere all’ONU e sostenere la propria posizione. Se non si attua una riforma del genere, l’ONU non sarà mai un’assemblea della Nazioni Unite ma sarà solo una fazione di una parte delle nazioni del pianeta. E’ assolutamente necessario un superamento della mentalità americana di bene o male, dove non esistono mai nazioni a cui dichiarare guerra, ma solo dittatori o governi da rovesciare con lo scopo messianico di liberare un paese. Questa mentalità dualistica figlia della Seconda Guerra Mondiale metterà presto fine alle Nazioni Unite come luogo di dialogo tra le nazioni, dato che sempre più parti del pianeta appartengono a stati che non ne fanno parte.

Tornando all’IS, quindi sì, noi crediamo che sia giusto dargli un seggio all’ONU, perché volenti o nolenti, loro sono uno stato, controllano un territorio, è assolutamente irrilevante che siano totalmente diversi da noi e che siano nostri nemici. Non c’è scritto da nessuna parte che gli stati delle Nazioni Unite debbano essere uguali. Questo, ovviamente, non indica che l’ISIS non sia da combattere, al contrario, personalmente penso che l’Europa debba svegliarsi e sradicare per sempre questa minaccia sia internamente sia esternamente. Ma neanche un giudizio morale che escluda l’ISIS ha senso, dato che membri delle Nazioni Unite, come gli Stati Uniti, hanno causato nelle recenti guerre di Afghanistan e Iraq direttamente e indirettamente milioni di morti, quindi un bilancio di vittime superiore anche all’efferato Stato Islamico. Del resto stato vuol dire anche morte e sopraffazione.

E’ necessaria un’Assemblea delle Nazioni Unite, amorale, indipendente, con requisiti di ammissibilità uguali per tutti, anche per gli stati che ancora non esistono, e senza membri di seria A e di serie B. Un’assemblea che possa veramente stimolare il dialogo anche tra le parti più lontane e rivali. Questo non significa necessariamente che con lo Stato Islamico si possa o si debba dialogare, ma comunque non riconoscerlo significa soltanto chiudere gli occhi, a mio avviso sarebbe solo un sintomo di profonda  immaturità politica.



   

 

 

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