Due anni con Papa Francesco – Intervista a Salvatore Martinez

Papa Francesco a fianco di Salvatore Martinez alla Convocazione di Rinnovamento nello Spirito Santo

Papa Francesco a fianco di Salvatore Martinez alla Convocazione di Rinnovamento nello Spirito Santo

Salvatore Martinez (a cura di)
Papa Francesco e lo Spirito Santo
Edizioni Rinnovamento nello Spirito Santo

Tutto quello che papa Francesco ha detto sullo Spirito Santo dal giorno della sua elezione a oggi. Un sapiente lavoro di ricerca nel quale il curatore ha esaminato tutti gli interventi scritti e orali di papa Francesco riguardanti la Persona dello Spirito Santo. Durante l’omelia della solennità di Pentecoste del 2013, il papa ha definito l’azione dello Spirito Santo con tre parole evocative: novità, armonia, missione. Il libro è suddiviso in tre aree tematiche ispirate a queste tre parole usate dal pontefice.
Nato ad Enna, sposato con Luciana Leone, laureato in Paleografia e Filologia Musicale all’Università di Pavia, Salvatore Martinez è il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, il primo laico a ricoprire questo incarico. Papa Benedetto XVI lo ha nominato consultore del Pontificio consiglio per i laici nel 2008, consultore del Pontificio consiglio per la Famiglia nel 2009 e consultore del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione nel 2012.


INTERVISTA A SALVATORE MARTINEZ, LUNEDI’ 23 MARZO 2015 (a cura di Luca Balduzzi)

Come sintetizzerebbe questi primi due anni di pontificato di Papa Francesco?
Certamente il tema del perdono e della misericordia di Dio sono elementi chiave di lettura di questo pontificato, che definirei il pontificato dell’autenticità cristiana. Parlare, infatti, di misericordia -lo diceva già madre Teresa di Calcutta- significa additare il linguaggio materno dell’umanità, la più umana e comprensibile traduzione di ogni astratto ideale di amore per il prossimo, al di là degli steccati ideologici, delle appartenenze religiose, confessionali. È un pontificato che sta profondamente umanizzando la storia. Papa Francesco non rifugge dalle emozioni, dall’incontro, anzi suscita ripetutamente gesti che regalino gioia profonda e speranza creatrice. Come si può avere fede in Gesù se Gesù stesso nei suoi ministri non suscita fiducia? Muovendosi da questo assunto il papa rivela la prossimità della Chiesa con una originalità che ci dice l’inesauribile bellezza del Vangelo. E ora l’annuncio di un Anno santo, di un Giubileo dedicato alla misericordia, schiude le porte ad altre sorprese dello Spirito Santo a cui papa Francesco è interiormente e profondamente sottomesso nell’espressione di tanta libertà.

Come sta cambiando la Chiesa cattolica con Papa Francesco?
Il Papa sta imprimendo alla Chiesa uno stile decisamente missionario ed evangelizzatore. In Evangelii Gaiudium, “manifesto programmatico” di questo pontificato, troviamo un deciso invito al superamento di ogni rendita di posizione comunitaria, dunque ad una generale conversione della Chiesa: Chiesa dalle porte aperte, spalancate al mondo, che si decentra verso le periferie esistenziali in cui Cristo vive negli ultimi. Certamente, dopo il Sinodo sulla nuova evangelizzazione, papa Francesco, si è trovato ad ereditare un importantissimo patrimonio d’idee, come del resto era avvenuto nell’importantissima Conferenza dei vescovi latino americani del 2007, ad Aparecida, in Brasile. Ecco perché -l’ha ribadito più volte- il pontefice preferisce una Chiesa incidentata, più che ammalata, che sappia obbedire al dinamismo dello Spirito. Sin dall’inizio del pontificato, Francesco ha voluto segnare forte discontinuità con il passato visitando alla sua prima uscita pubblica una delle periferie del nostro tempo: la porta meridionale dell’Europa, Lampedusa. E poi il Brasile, la più nota terra di contraddizioni tra ricchezza e povertà, per parlare ai giovani. In papa Francesco la parola di Dio si scrive sulla carne degli uomini e non sulle carte delle Curie, portando al più alto esaudimento le attese di rinnovamento del Concilio Vaticano II e dei pontificati che questa rivoluzione copernicana (rimettere al centro l’uomo) hanno avviato.

Come primo argomento di discussione con e fra i vescovi, Papa Francesco ha voluto individuare quello della famiglia… perché, secondo lei, era così importante cominciare proprio da questo aspetto?
Viviamo un tempo di crisi dell’istituto familiare. Non c’è dubbio che anche nelle nostre case, oggi, tocchiamo la miseria umana, la carne ferita e divisa dei nostri familiari. Sempre più spesso le famiglie bussano alle porte delle nostre comunità per cercare protezione, ascolto, accompagnamento spirituale; in molti casi constatiamo gli effetti devastanti dell’irruzione del male nella vita coniugale e familiare. In queste famiglie si nota, come effetto di due contemporanee e contrapposte tendenze presenti nella vita odierna .il “secolarismo” e la “ricerca di spiritualità”- il bisogno di un riscatto morale e una forte sete di verità. Il Vangelo della famiglia si fonda sull’unione di un uomo e di una donna, unione significata in due fondamentali elementi dalla straordinaria portata spirituale e sociale: uno è la stabilità di questo amore unitivo nel matrimonio e il secondo è la fecondità di questo amore unitivo nella procreazione, nella capacità di generare vita. Questi non sono solo principi di fede, ma elementi di civiltà profondamente umani e laici: la stabilità dell’unione e la capacità di generare vita, sono fattori importanti nella difesa e nello sviluppo dello stato sociale. Guardando al disorientamento corrente, capiamo come la famiglia sia una delle urgenze del nostro tempo due Sinodi, straordinario e ordinario, aventi a tema la famiglia, ci dicono quanto Papa Francesco e tutti i cristiani debbano ripartire con fede dalla soggettività ecclesiale e sociale della famiglia.

Papa Francesco è riuscito a suscitare l’ammirazione anche da parte di molti non credenti…
In occasione della festa di San Valentino, il 14 febbraio 2014, il papa ha voluto i fidanzati in piazza San Pietro. C’era uno striscione che diceva: “Siamo tutti bergogliosi”, a dire “siamo tutti orgogliosi di Bergoglio”. E colpisce che lo siano in special modo i lontani, coloro che confessano altre fedi, altri credi. Ne faccio continua esperienza, recentemente negli USA e negli Emirati Arabi. Sembra di rivivere il giorno di Pentecoste, in cui il miracolo dell’amore mise tutti d’accordo e capaci di intendersi nonostante la diversità delle lingue e delle culture. La crisi morale e spirituale che il mondo sta vivendo è profonda; serve un facilitatore, un collettore, un risolutore: papa Francesco è considerato da credenti e non credenti la risposta più autentica e affidabile. Ogni viaggio, ogni incontro di papa Francesco, nell’est o nell’ovest del mondo, con re, regine e presidenti, conferma e amplifica questa evidenza. Sono passati solo due anni, eppure questo pontificato vanta già dei record straordinari; il dato della comunione, della fraternità, dell’amicizia, della simpatia che il papa riesce a suscitare, davvero ci ricorda il miracolo della Pentecoste.

Come ha vissuto questi due anni il movimento di Rinnovamento nello Spirito? Specialmente dopo la partecipazione di Papa Francesco alla Convocazione?
Indubbiamente il pontificato di Francesco ha rivelato, da subito, una profonda sintonia di prassi e di linguaggi con il Rinnovamento nello Spirito Santo. Con Francesco, la persona dello Spirito Santo, la teologia dell’esperienza dello Spirito, hanno una focalizzazione, un’origine e una finalizzazione costantemente riscontrabili nello stile pastorale e nel magistero corrente. Il papa ha conosciuto da vicino il Movimento in Argentina; egli stesso racconta di essere stato prima diffidente e poi di essersi «convertito dopo aver visto il bene che il Rinnovamento faceva alla Chiesa». Di ritorno dalla GMG di Rio de Janeiro, affermava: «Il Rinnovamento serve alla Chiesa». Bergoglio fa continuo riferimento ad una Chiesa mossa dallo Spirito Santo e sa che la missione del RnS va da sempre in questa direzione. Ne ha fatto esperienza e se ne fa garante. Una grazia enorme per il nostro cammino e al contempo una responsabilità crescente. La Convocazione allo Stadio Olimpico è stata una dimostrazione esplicita della vicinanza e delle attese del papa. In questa storico incontro, il papa ha mostrato in modo tangibile, nella sua stessa persona, nel suo porsi come padre e fratello, la “coessenzialità del profilo gerarchico e carismatico” della Chiesa, indicate come indispensabili per la stessa vita della Chiesa dai suoi predecessori san Giovanni Paolo II (nel 1998) e da Benedetto XVI (2006). Francesco ha indirizzato un discorso prezioso ed esigente nel quale ci ha definiti «una grande forza a servizio del Vangelo nella gioia dello Spirito Santo», raccomandandoci quattro ambiti di azione privilegiati: comunione, evangelizzazione, ecumenismo spirituale, cura dei poveri emarginati. Cerchiamo quotidianamente di non disattendere questo impegno!



   

 

 

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