Le mani dell’islam sulla Rai. La manovra è già in atto grazie al Pd

“Assumere subito giornalisti musulmani”

L’Ucoii, associazione collegata agli estremisti Fratelli musulmani, punta alla riforma di Renzi per mettere un piede a viale Mazzini: “Paghiamo il canone ma non siamo rappresentati”. Il Pd apre: “La Rai ignora il contributo degli immigrati. La mission è rafforzare il multiculturalismo”
Andrea Indini il giornale

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Le mani dell’islam sulla Rai. La manovra è già in atto. Ovviamente con la benedizione del Partito democratico.

Intervistato da Klaus Davi per il programma su YouTube KlausCondicio, il presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia (Ucoii), Izzeddin Elzir, ha intimato ai vertici di viale Mazzini di assumere al più presto giornalisti musulmani. “Paghiamo il canone ma non siamo rappresentati – spiega – sarebbe bello avere una Lilly Gruber mussulmana”. Una richiesta che ha trovato subito terreno fertile con Francesco Verducci, vice presidente della commissione di Vigilanza Rai, che ha accusato la tivù pubblica di “ignorare il contributo degli immigrati”.

Mentre il premier Matteo Renzi si appresta a riformare la televisione di Stato, la comunità islamica avanza pretese sulle reti nazionali e, in modo particolare, sull’infomarzione. Chiede giornalisti di fede musulmana. Ovviamente, meritevoli. In modo da “aprire l’Italia a una cultura diversa“. Elzir, che ha avanzato questa rischiesta, presiede l’Ucoii, un’associazione direttamente collegata ai Fratelli musulmani che vogliono applicare la sharia, che rappresentanto l’islam più radicale, che sono conservatori e in molti casi estremisti. E, proprio per tutti questi motivi, sono stati cacciati dal generale Al Sisi in Egitto e sono messi al bando in vari Paesi. In Italia, invece, trovano ampio spazio. A fine febbraio, per esempio, sette rappresentanti dell’Ucoii sono stati ricevuti dal ministro dell’Interno Angelino Alfano al Viminale per fare il punto sull’emergenza che sta attraversando il Paese.

L’Ucoii fa leva sul numero dei musulmani in Italia, oltre 1,5 milioni. Un numero in continua crescita e che, a dire di Elzir, deve essere rappresentato anche in Rai. “Avere conduttori e giornalisti di fede islamica sarebbe un grande passo avanti verso l’integrazione – spiega – permetterebbe anche al servizio pubblico di dialogare con una comunità di oltre 1 milione e 600mila persone”. Il presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia fa leva proprio sulla riforma di Matteo Renzi per riuscire a mettere un primo piede a viale Mazzini. La vede come l’occasione buona per farsi un po’ di spazio: “Noi mussulmani rappresentiamo una bella fetta della società italiana ma non abbiamo neanche un programma che parla tramite noi della nostra fede. Sarebbe bello avere una Lilly Gruber mussulmana“.

Oltre che su Alfano, l’Ucoii può contare anche sul Partito democratico che, all’interno della commissione di Vigilanza Rai, ha espresso Verducci. Quest’ultimo è convinto che la tivù pubblica “ignora il contributo degli immigrati” e che la Rai dovrebbe “raccontare tutte le sue voci molto più di quello che riesce a fare oggi”. “La mission del servizio pubblico è rafforzare il multiculturalismo, il dialogo e lo scambio reciproco, la convivenza che sta alla base del nostro essere comunità – conclude – nella tv bisogna potersi riconoscere, questo è un pezzo fondamentale della rivoluzione Rai”.



   

 

 

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