La Corte dei Conti boccia la manovra del governo Renzi: tagli incerti e 80 euro a rischio

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La legge di stabilità si avvia con ogni probabilità a superare l’esame di Bruxelles, ma in Italia la manovra non convince ancora la Corte dei Conti. In un rapporto inviato al Parlamento, i magistrati contabili ne evidenziano i non pochi difetti a partire dalle incertezze legate alla spending review e dai rischi corsi dagli dagli 80 euro e dal taglio dell’Irap. La stabilizzazione del bonus è considerata dal governo uno dei pilastri della sua azione, ma il suo effetto sui redditi, avverte la Corte, potrebbe essere vanificato da un aumento delle tasse dilazionato nel tempo.

Secondo il rapporto aggiornato rispetto al giudizio espresso dalla Corte al momento dell’esame parlamentare della legge, Le prospettive economiche internazionali, a partire dal Quantitative easing della Bce fino alla nuova flessibilità Ue, potrebbero sostenere la finanza pubblica italiana e potrebbero creare un contesto favorevole la realizzazione delle riforme. Anche l’attuazione delle misure previste dalla manovra ne riceveranno con ogni probabilità una spinta fino ad oggi inaspettata.

La legge di bilancio presenta “ombre non marginali” – Ciò non toglie che la legge di bilancio varata dal governo Renzi presenti “ombre non marginali”. La prima riguarda l’operazione di razionalizzazione ed efficientamento della spesa pubblica, in pratica la spending review. L’effettiva realizzazione di risparmi consistenti appare, a giudizio della Corte, “un traguardo molto difficile”. Innanzitutto perché le categorie di spesa “realisticamente aggredibili” sono limitate e poi perché quelle stesse categorie sono già state oggetto di “ripetuti interventi di contenimento negli ultimi anni”.

A ciò si aggiunga il timore che da tagli continui di risorse derivino “peggioramenti nella qualità dei servizi o aumenti delle imposte destinate al loro finanziamento, con un conseguente peggioramento delle aspettative di famiglie e imprese”.

C’è poi il problema delle coperture. Troppo spesso, lamentano i giudici, per ridurre la pressione fiscale si fa ricorso a gettito futuro non sempre garantito. E’ il caso per esempio dell’utilizzo “forzato” di fonti incerte come le entrate dalla lotta all’evasione, non chiaramente calcolabili.

Preoccupa il ricorso alle clausole di salvaguardia – Infine, “non può non destare preoccupazione” il ricorso alle clausole di salvaguardia. Gli importi, ricorda la Corte, sono di tutto rilievo: raggiungono i 16 miliardi nel 2016, per oltrepassare i 23 miliardi nel 2017. E ciò senza contare che le disposizioni introdotte con la legge di stabilità prevedono un aumento dei tagli alla spesa di ulteriori 3 miliardi a partire dal 2016. A fronte di ciò, “anche l’impulso del bonus può essere vanificato se considerato non come elemento aggiuntivo permanente del reddito, bensì come elemento compensativo di un aumento di pressione fiscale, posposto nel tempo, ma già annunciato. Uguali considerazioni – conclude la Corte – possono essere fatte per la decontribuzione o per la riduzione della base imponibile Irap”. TISCALI



   

 

 

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