Schiavismo: lo scandalo del lavoro gratuito a Expo. Complici CGIL CISL UIL

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In un suo articolo il sindacalista Giorgio Cremaschi, ex presidente del Comitato Centrale della Fiom, scrive su Expo 2915: “Per quale ragione in una Expo appaltata alle grandi multinazionali del cibo, nella quale affari edilizi, speculazione e corruzione hanno prosperato e che viene ancora presentata come una possibile volano per l’economia del paese, perché in un evento ove tutto è misurato in termini di profitti a breve o differiti, gli unici gratis devono essere i lavoratori?

Con un accordo del luglio 2013, un mese che dovrebbe essere abolito dal calendario sindacale visti i disastri che in esso si son concepiti, l’ente EXPO, le imprese e tutte le istituzioni hanno concordato con CGIL CISL UIL che gran parte di coloro che faranno funzionare la Fiera lo faranno gratuitamente. Per l’esattezza circa 800 persone lavoreranno con contratti a termine, di apprendistato, da stagista, che garantiranno un lauta retribuzione dai 400 ai 500 euro mensili. Siccome i contratti e la stessa legge Fornero sul mercato del lavoro avrebbero previsto condizioni più favorevoli per i lavoratori , si è applicato quel principio della deroga normativa, contro il quale la Cgil si è era spesso pronunciata.

Ma questi 800 lavoratori sottopagati sono comunque una élite rispetto a tutti gli altri. Che avranno un orario giornaliero obbligatorio e turni, pare bisettimanali, di lavoro, ma che lo faranno senza alcuna retribuzione. Essi saranno considerati volontari e come tali riceveranno solamente dei buoni pasto quotidiani, per non smentire il significato alimentare dell’evento. Nelle previsioni iniziali questi fortunati avrebbero dovuto essere 18500, da qui il peana subito scattato sui 20000 posti di lavoro creati dalla magia dell’EXPO. Ora Invece pare che siano meno della metà, per la semplice ragione che lavorare all’EXPO non solo non paga, ma costa.

Immaginiamo un pendolare che debba accollarsi i costosissimi costi quotidiani del sistema ferroviario lombardo. O addirittura un giovane di un’altra regione che volesse fare questa esperienza a Milano. Per lavorare gratis bisogna godere di un buon reddito e non tutti ce l’hanno. Eppure a tutto questo ci sarebbe stata una alternativa semplice semplice. Visto che Expo per sua natura è un evento a termine, coloro che la faranno funzionare avrebbero potuto essere assunti con il tradizionale contratto a termine. Lavori sei mesi? Sei pagato per quelli, sono solo, due settimane? Riceverai la tua quindicina. Perché non si è fatto così? Semplice perché in questo modo si sarebbe dovuto spendere molto di più in salari e questo non era compatibile con gli alti costi della fiera. C’era da pagare una montagna di mazzette , non si potevano retribuire anche gli addetti agli stand. Capisco che questo modo di ragionare possa essere considerato troppo rigido e ancorato a vecchi tabù. C’è un lavoro e si pretende anche un salario, allora si vogliono difendere vecchi privilegi direbbero gli araldi del lavoro flessibile.

Quando l’accordo sul lavoro gratis è stato sottoscritto l’allora presidente del consiglio Enrico Letta disse, facendo eco al presidente della Confindustria Squinzi, che esso era un modello per il paese. La rottamazione renziana sempre rivolta alle nuove generazioni ha lasciato quella intesa intatta, così come hanno fatto CGIL CISL UIL, nonostante le critiche a quel #jobsact che l’accordo EXPO già anticipava. Tutte le forze politiche rappresentate in parlamento, escluso il Movimento 5 Stelle, sono consenzienti. Così l’Expo finirà per essere una vetrina di tutto ciò che non dovrebbe, ma che invece continua a dominare le scelte economiche e sociali del paese.

L’Expo sarà la migliore rappresentazione dell’ipocrisia e del gattopardismo che governano la nostra crisi. Sotto lo slogan “Nutrire il pianeta” si lascerà alla Nestlè il compito di spiegare che l’acqua va gestita in ragione di mercato. Si farà l’apologia delle grandi opere senza riuscire neppure a nascondere la speculazione e non solo quella illegale, ma quella ancor più scandalosa sulle aree che è perfettamente consentita. Si lanceranno proclami sui giovani che capaci di operare nella globalizzazione, rimuovendo il fatto che lo faranno solo in cambio di una medaglietta che non varrà nemmeno come accreditamento per altri lavori precari.

E ancora una volta tutto, ma proprio tutto sarà a carico del lavoro. In una fiera che si presenta come l’ultimo Ballo Excelsior di una globalizzazione in piena crisi, l’Italia che guarda al passato cianciando di futuro troverà la sua vetrina. Che dovrebbe essere accesa proprio il Primo Maggio, così trasformando la festa dell’emancipazione del lavoro nella celebrazione del suo ritorno allo stato servile. Ci sono movimenti e forze sindacali che dicono no a tutto questo e che già dalle prossime settimane si faranno sentire, per poi provare a restituire alla Festa del Lavoro il suo antico valore. Fanno benissimo”.



   

 

 

2 Commenti per “Schiavismo: lo scandalo del lavoro gratuito a Expo. Complici CGIL CISL UIL”

  1. Giuseppe Costantini

    Ha ragione Cremaschi quando afferma che, quando si presentano certe situazioni in cui sono coinvolti enormi interessi, e lo dimostra il fatto degli scandali per gli appalti truccati e le conseguenti mazzette nei quali sono stati coinvolti personaggi chiamati in causa nel 1992, tutti coloro che partecipano cercano di attrarre, coloro che sono senza lavoro, a lavorare in condizioni misere e poco serie in un paese in cui il lavoro andrebbe premiato.
    Quello che colpisce è l’ipocrisia di coloro che hanno avversato inizialmente detto progetto e che adesso sono diventati fautori e fanatici nel dichiarare che l’EXPO 2015 sarà il modo migliore per rilanciare l’Italia in tutti quegli aspetti politici, economici , disoccupazione, inflazione, debito pubblico e chi più ne ha più ne metta di fronte ad una situazione che, da quando è stato rinnovato il Parlamento, con la rotazione di tre governi non eletti, la situazione è sempre più peggiorata.
    Fa ridere il presidente Renzi che ci sarà una diminuzione delle tasse.
    Forse nelle sue tasche ma da quando è entrato il signore nellastanza dei bottoni debbo registrare che le tasse da pagare sono notevolmete aumentate e che le sue dichiarazioni lasciano il tempo che trovano come tutto l’enturage che lo sostiene.
    Speriamo che il futuro ci porti qualche cosa di buono.
    Ad oggi non vedo le prospettive molto rosee.

  2. Prego, Scongiuro e imploro la gentile redazione di Imola Oggi o Giorgio Cremaschi: potreste rendere pubblico (o indicare se già lo è) il documento dell’accordo EXPO – sindacati del luglio 2013?

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