Isis fa esplodere le mura di Ninive, la furia cieca devasta il patrimonio artistico

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Le mura assire della città di Mosul, il sito storico più importante della regione di Ninive, risalenti all’ottavo secolo avanti Cristo, sono solo l’ultimo monumento iracheno a scomparire per sempre, sotto la furia cieca dei jihadisti dello Stato islamico (Is). La loro interpretazione estremista del Corano li spinge a considerare inammissibili edifici risalenti all’epoca pre-islamica, ma anche quelli riconducibili ad altre fedi o ad altre sette dell’Islam o quelli in cui si onorano leader religiosi defunti.

Il sito Shafaq News ha riferito che nei giorni scorsi l’Is ha minato con grossi quantitativi di esplosivo le mura che sorgevano nel quartiere Tahrir, distruggendole quasi completamente. La scorsa estate la stessa sorte era toccata alla moschea intitolata al profeta Giona, sempre a Mosul, considerata uno dei più importanti monumenti storici e religiosi dell’Iraq e luogo di pellegrinaggio di musulmani sia sunniti sia sciiti.

Per dare maggiore enfasi al loro gesto, i miliziani jihadisti hanno costretto la popolazione locale ad assistere alla distruzione della moschea, compiuta con bulldozer e picconi. Poco prima, lo stesso sedicente califfato si vantava di aver distrutto decine di moschee e santuari nella provincia di Ninive, dove si trova Mosul. Sui social media, pubblicava un bilancio di almeno quattro santuari sunniti o statue sufi demolite, oltre a sei moschee sciite.

Bulldozer ed esplosivo dei jihadisti non hanno risparmiato, ovviamente, i luoghi di culto cristiani. Nella migliore delle ipotesi, croci e altri simboli del cristianesimo sono stati asportati dalla chiese. In altri casi, come in quello di un’antica statua della Madonna a Mosul, si è trattato di interventi distruttivi.

Lo scorso dicembre, militanti dell’Is hanno danneggiato l’antica cittadella di Tal Afar. Gli estremisti hanno fatto esplodere alcune bombe nelle zone nord e ovest della cittadella, che sorge 70 chilometri a ovest di Mosul ed è di epoca assira. Gli ordigni hanno distrutto una parte dei muri antichi della fortezza.

I militanti hanno poi effettuato scavi, in cerca di oggetti antichi da rivendere, prima di far esplodere, pochi giorni dopo, i santuari dell’imam Muhsin e del sultano Waiys a Mosul.

La stessa sorte è toccata a molti edifici storici e religiosi nelle regioni della Siria controllate dall’Is. Dopo l’assalto alla città cristiana di Maalula, dove si parla ancora l’aramaico, e ai villaggi alawiti intorno a Latakia, lo scorso ottobre i jihadisti hanno distrutto un santuario sufi nella città di Busaira, nell’est della Siria, vicino a Deir Ezzor. Un altro era stato distrutto a settembre nella stessa zona.

Da quando nel 2011 è cominciata la rivolta contro il presidente Bashar al-Assad, i danni prodotti all’immenso patrimonio archeologico della Siria non si contano. I responsabili di questa distruzione non sono solo i jihadisti dell’Is, ma anche altri gruppi ribelli e lo stesso regime.

Un minareto della moschea della dinastia Omayyade di Aleppo è stato distrutto e la locale cittadella, patrimonio dell’Unesco, è stata gravemente danneggiata. Nell’oasi di Palmyra, di epoca pre-romana, molti reperti sono stati trafugati, mentre a Damasco il mosaico che riveste la moschea Omayyade è stato danneggiato da un razzo. Il Krak dei Cavalieri, fortezza crociata tra le meglio conservate al mondo, nella provincia di Homs, si è trasformata in un campo di battaglia ed è ora usata dai ribelli come deposito di armi. adnkronos



   

 

 

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