Rapimenti e riscatti, squallida risposta di Gentiloni ad Anna Bulgari

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“Quando riesce a salvare la vita di un proprio cittadino, e lo fa senza deflettere minimamente dall’impegno senza quartiere contro i terroristi, lo Stato compie il proprio dovere”. E’ quanto scrive il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in una lettera aperta al Corriere della Sera ad Anna Bulgari che ieri aveva paragonato il suo rapimento, assieme al figlio, nel 1983 a quello delle due cooperanti italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, parlando di una “inaccettabile disparita’ di trattamento tra ostaggi di serie A e di serie B”.

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“Perché lo Stato ci abbandonò?”. Lo chiede al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in una lettera al Corriere della Sera, Anna Bulgari Calissoni che nel novembre del 1983 fu rapita insieme al figlio nella loro casa di campagna e rimase per 36 giorni in mano ai rapitori. Al figlio venne amputato l’orecchio destro “per sollecitare il pagamento del riscatto”. “Trentasei giorni che mai dimenticheremo – scrive Bulgari Calissoni – sempre bendati, con il terrore di essere uccisi, dormivamo legati e all’addiaccio ed eravamo obbligati a marce continue ed estenuanti. Soltanto coloro che hanno vissuto un’uguale sofferenza possono capire”.

“All’epoca nessun rappresentante dello Stato si fece vivo con la mia famiglia – continua Bulgari Calissoni – mia figlia Laura fu lasciata sola a trattare con feroci criminali. Né l’allora primo ministro, né ministro dell’Interno ci offrirono alcun sostegno. La vicenda fu gestita esclusivamente dalle forze del’ordine, ma i fondi del riscatto furono messi assieme soltanto dai miei familiari e l’allora pubblico ministero competente minacciò più di una volta il blocco dei nostri beni”.

“Perché lo Stato – chiede – non intervenne all’epoca per tutelare l’incolumità e la vita di suoi cittadini pacifici che non avevano preso alcun rischio, rispettosi delle regole nazionali ed internazionali e interviene oggi per tutelare soggetti avventati come le due ragazze Greta e Vanessa che non erano inquadrate in alcuna struttura umanitaria riconosciuta, spinte solo da puro senso di folle avventura e incuranti delle gravissime conseguenze del loro gesto? Attendo le motivazioni di una tale disparità di trattamento tra ostaggi di serie A e di serie B”.

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Il terrorismo islamico non e’ l’anonima sequestri, non si combatte allo stesso modo“, scrive Gentiloni. La minaccia dell’Isis “va sconfitta innanzitutto sul piano militare, e l’Italia e’ in prima fila come ho ribadito tre giorni fa al vertice della Coalizione anti-Daesh (il ministro preferisce usare l’acronimo arabo di Isis, ndr) a Londra”, scrive il ministro. “Oltre che sul piano militare, il terrorismo di matrice islamista va sconfitto sul piano politico, coinvolgendo in questa battaglia senza ambiguita’ i governi dei Paesi a maggioranza islamica e le istituzioni musulmane in Europa”.

“I sequestri di ostaggi italiani e occidentali da parte della galassia terrorista hanno avuto caratteristiche diverse da caso a caso”, prosegue il ministro.
Negli ultimi dieci anni, i nostri governi si sono comportati sempre allo stesso modo“, sottolinea il titolare della Farnesina, “combattiamo il terrorismo sul terreno, inclusi i diversi canali di ingenti finanziamenti, e cerchiamo di salvare la vita ai connazionali attraverso le attivita’ di intelligence nostre e dei nostri alleati. Queste attivita’ hanno portato nell’ultimo anno solo in Siria al rilascio, oltre che delle due volontarie lombarde, di altri 8 ostaggi occidentali. Queste attivita’ non possono che essere riservate”.

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Per Gentiloni, “sarebbe un gravissimo errore accreditare voci diffuse ad arte proprio da ambienti jihadisti”. Infine, il ministro ribadisce che “ci sono aree del mondo in cui non si deve andare” e che “oggi non possiamo permetterci imprudenze”. agi



   

 

 

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