A Taranto il dramma dell’Ilva, 8000 posti di lavoro a rischio

Ilva

 

Ottomila posti di lavoro potenzialmente a rischio a Taranto per effetto della grave crisi dell’Ilva. E’ il numero che deriva sommando i 5mila dipendenti diretti del siderurgico per i quali, come cifra massima, l’Ilva ora si accinge a chiedere la cassa integrazione a rotazione e i 3mila dell’indotto la cui occupazione e’ in pericolo per la mancata riscossione dei crediti che le imprese appaltatrici avanzano dalla stessa Ilva.

“Decolla” martedi’ sera al Mise, con un incontro previsto per le 19, la trattativa sindacati metalmeccanici-Ilva sulla cassa integrazione per tutto il gruppo. A Taranto, lo stabilimento piu’ grande, potrebbero andare in cassa a rotazione 5mila unita’. E’ finito l’utilizzo dei contratti di solidarieta’, durati due anni, e l’azienda – che nel frattempo ha chiesto l’ammissione all’amministrazione straordinaria con la legge Marzano – ha avanzato ai sindacati la proposta della cassa integrazione. A quanto pare, stando a cio’ che si apprende da fonti sindacali, il passaggio dai contratti di solidarieta’ alla cassa integrazione a rotazione sarebbe derivato dalla mancanza di copertura sulla stessa solidarieta’ e non dal nuovo assetto giuridico dell’azienda, appunto l’amministrazione straordinaria. Le stesse fonti sindacali osservano infatti che a Piombino, nell’impianto della Lucchini, i contratti di solidarieta’ sono stati comunque applicati con l’amministrazione straordinaria.

A Taranto i sindacati hanno gia’ chiesto che si prosegua con la solidarieta’ e non si attivi la cassa. E comunque il fatto che l’Ilva chieda 5mila in cassa come numero massimo, non vuol dire, automaticamente, che tanti saranno i “sospesi” dal ciclo produttivo. Il numero finale dei cassintegrati sara’ infatti quello che scaturira’ dalla trattativa tra le parti e dal relativo accordo. D’altra parte, anche per i contratti di solidarieta’ l’accordo per lo stabilimento di Taranto fu stipulato per circa 3500 addetti ma poi la solidarieta’ e’ stata in concreto utilizzata per 1200-1800 lavoratori al massimo, meno quindi del tetto concordato. Sinora i contratti di solidarieta’ sono stati usati per gestire crisi di mercato e fermata impianti a seguito dei lavori di risanamento ambientali. Stesso uso si dovrebbe fare adesso per la cassa integrazione, tenuto conto che l’Ilva si accinge anche a fermare, perche’ necessita di rifacimento, l’altoforno 5, che e’ il piu’ grande d’Europa.

Piu’ preoccupante e’ invece la situazione dell’indotto siderurgico di Taranto che esprime circa 3mila posti. Con l’amministrazione straordinaria, che e’ una procedura concorsuale, le imprese temono di perdere i loro crediti verso l’Ilva o comunque di vederseli restituiti a tempi lunghi e soprattutto ridimensionati. Se questo avvenisse, dicono le imprese, le aziende non potrebbero piu’ continuare ad operare essendo in serie difficolta’ da mesi e molto esposte con le banche. Proprio per sottolineare tale problema – circa 150 milioni avanzano solo le realta’ tarantine -, lunedi’ scorso Confindustria Taranto ha protestato a Roma, in piazza Montecitorio, portando da Taranto in pullman circa 200 imprenditori.

Domani mattina Confindustria Taranto si autonvochera’ sotto la Prefettura di Taranto e chiedera’ un incontro al prefetto Umberto Guidato. Ma la protesta non coinvolge solo le imprese, le quali hanno anche bloccato ogni lavoro nel siderurgico. Anche i dipendenti – nel frattempo messi dalle aziende in cassa integrazione – stanno protestando perche’ vedono a rischio i loro posti di lavoro se i crediti non si sbloccheranno o non verranno garantiti. I lavoratori hanno occupato la sala del Consiglio comunale di Taranto, un loro presidio e’ anche oggi nella piazza del Municipio, nei giorni scorsi hanno bloccato per diverse ore le statali per Bari e per Reggio Calabria e per domani sono previste altre proteste.

La situazione dell’indotto e’ stata anche evidenziata dal sindaco di Taranto, Ezio Stefa’no, e dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, in due lettere inviate a Palazzo Chigi. I commissari dell’amministrazione straordinaria dell’Ilva – Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi – hanno assicurato che i crediti dell’indotto saranno tutelati, ma imprese e lavoratori attendono garanzie piu’ esplicite e per questo la loro mobilitazione, in forme e modalita’ diverse, va comunque avanti. E stanno protestando anche i trasportatori che operano per conto dell’Ilva. Quest’ultima iniziativa e’ sostenuta dalle organizzazioni di categoria del trasporto. Anche in questo comparto pesa molto il mancato pagamento, da parte dell’Ilva, dei lavori gia’ effettuati e situazione analoga e’ stata inoltre denunciata dai trasportatori del Nord a servizio degli altri siti della societa’ dell’acciaio. (AGI) .



   

 

 

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