Ilva: 4mila lavoratori a rischio, domani proteste a Roma

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Quattromila lavoratori a rischio tra diretti e indiretti dell’Ilva con l’imminente passaggio dell’azienda dell’acciaio all’amministrazione straordinaria.
Circa 3mila sono quelli messi in liberta’ dalle imprese di Taranto, 800, invece, i dipendenti del siderurgico inattivi per la fermata degli impianti. Domani mattina dalle 10 gli imprenditori dell’indotto protestano a Roma, in piazza Montecitorio, guidati da Confindustria Taranto, mentre nello stabilimento si ferma un altro impianto: la zincatura 2.

C’e’ forte preoccupazione per l’Ilva in amministrazione straordinaria (legge Marzano) dopo un anno e mezzo di gestione commissariale. Gli imprenditori di Taranto puntano ad essere ricevuti dalla presidenza del Consiglio per chiedere interventi urgenti in merito all’amministrazione straordinaria. Gli imprenditori dell’indotto siderurgico di Taranto temono di veder azzerati i loro crediti verso l’Ilva, solo in parte pagati, col passaggio dell’azienda all’amministrazione straordinaria con la legge Marzano. I fornitori di materie prime si astengono invece dalle consegne perche’ attendono che l’Ilva entri nella nuova procedura. Non vogliono infatti correre rischi di pagamento nella fase di transizione.

E’ la fase che ora vive l’Ilva di Taranto, azienda oggetto di diverse leggi da dicembre 2012 e dell’attenzione di tre Governi (Monti, Letta e Renzi). L’ultimo decreto legge, varato dal Cdm alla vigilia di Natale e ora in Senato per la discussione, ha spianato la strada all’amministrazione straordinaria. Piero Gnudi, commissario dell’Ilva, in carica da giugno e destinato probabilmente a guidare l’azienda anche con la nuova procedura, presentera’ dopodomani al Tribunale di Milano – citta’ dove e’ la sede legale dell’Ilva – e al Mise l’istanza di amministrazione straordinaria. E’ il passaggio preliminare al nuovo assetto. Da meta’ marzo, infatti, una newco a partecipazione di Stato – da vedere ancora in che misura – prendera’ in fitto dall’amministrazione straordinaria gli impianti e il personale del gruppo Ilva – 16mila addetti di cui 11mila a Taranto – per gestirli in un arco di tempo che il premier Matteo Renzi ha valutato di 18-36 mesi. Obiettivo, utilizzare questo tempo per fare i lavori ambientali a Taranto e rilanciare l’azienda, in modo da metterla poi sul mercato in condizioni piu’ stabili e forti. Tuttavia, se quest’obiettivo e’ largamente condiviso, preoccupano, invece, le modalita’ di avvio dell’operazione.

“La legge Marzano apre una procedura concorsuale – commenta il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo -. Questo significa che, in assenza di correttivi, i crediti dell’indotto di Taranto rischiano di essere azzerati. Poiche’ le imprese avanzano ancora tanto dall’Ilva per i lavori dei mesi scorsi, e’ evidente che non ricevere piu’ questi soldi, o vederli entrare in una prospettiva di massima incertezza, espone le stesse imprese a dei rischi. Il pericolo e’ che salti un sistema locale – osserva Cesareo – nonostante l’attenzione che il Governo sta mettendo sul caso Ilva”. Domattina gli imprenditori manifesteranno in piazza Montecitorio per andare poi a Palazzo Chigi, mentre a Taranto le aziende hanno bloccato ogni intervento nel siderurgico e annunciato la messa in liberta’ del personale, si calcola circa 3mila unita’.

Anche la Cgil e la Fiom di Taranto hanno evidenziato la mancanza di garanzie nel nuovo decreto per i lavoratori dell’indotto, al contrario, osservano, delle garanzie date alle banche quando, col precedente dl sull’Ilva, al loro prestito e’ stata applicata la prededuzione. Ovvero, una tutela rispetto agli altri creditori nel caso in cui l’Ilva dovesse fallire ed e’ grazie a questo che le banche, nei mesi scorsi, hanno versato all’azienda, gia’ notevolmente esposta, altri 250 milioni. “Temiamo che le migliorie del Parlamento al decreto arrivino in ritardo rispetto all’avvio dell’amministrazione straordinaria – afferma ancora il presidente di Confindustria Taranto -. Andando domani a Roma, vogliamo chiedere direttamente al Governo di intervenire dando garanzie ai lavoratori e alle imprese di Taranto”.

“E’ forte l’impatto delle nostre decisioni ma la situazione e’ molto delicata” conclude Cesareo ricordando che gia’ l’1 agosto scorso a Taranto scesero in piazza 2mila persone tra imprenditori e loro dipendenti per i mancati pagamenti dell’Ilva. Nell’Ilva restano ferme tre colate continue delle acciaierie – si tratta della 1, 2 e 4 – e da domani c’e’ lo stop della zincatura 2 che si aggiunge alla 1, fermata da sabato. Ancora in corso, inoltre, la fermata a rotazione degli altiforni 2, 4 e 5, ciascuno bloccato per 48 ore. E’ la conseguenza del mancato arrivo al siderurgico delle materie prime necessarie alla produzione: minerali di ferro, fossili, zinco. Le scorte sono al minimo, i fornitori non consegnano all’Ilva perche’ attendono che l’azienda vada in amministrazione straordinaria, e l’azienda deve decelerare per non fermarsi completamente.

La conseguenza sono 800 lavoratori inattivi, a cui l’Ilva sta facendo smaltire le ferie arretrate oppure ha collocato “in solidarieta’”. Tranne che per le colate continue che ripartiranno alle 7 del 21 gennaio, l’Ilva non ha fornito ai sindacati i tempi del riavvio delle zincature e di altri impianti. Tutto dipendera’, si afferma, da quando riprenderanno le forniture dei materiali di produzione. La situazione dovrebbe migliorare quando l’Ilva sara’ in amministrazione straordinaria. Domani, intanto, riprendono le audizioni del Senato sul nuovo decreto legge.

Le commissioni Industria e Ambiente ascolteranno in serata Vera Corbelli, commissario per le bonifiche. Martedi’ 20, a partire dalle 13.30, ci saranno le audizioni informali di Andrea Guerra, consigliere del presidente del Consiglio, e di Giovanni Arvedi, presidente dell’omonima acciaieria. Alle 20.30 tocchera’ ai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Mercoledi’ 21, a partire dalle 8.30, sara’ la volta di alcune associazioni ambientaliste – Wwf, Legambiente e Isde-medici per l’ambiente -.

Nel pomeriggio, dalle 14.30, saranno ascoltati Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, Henry-Pierre Orsoni, vice presidente di Progetti sinergici, e Ondra Otradovec, direttore Area fusioni e acquisizioni di Arcelor Mittal, multinazionale in corsa sino a poco tempo fa per acquisire l’Ilva insieme a Marcegaglia. Alle 20.30 tocchera’ a Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti. Infine giovedi’ 22, alle 14, si terra’ l’audizione di Claudio Riva, presidente di Riva Fire, gruppo proprietario dell’Ilva. (AGI) .



   

 

 

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