Australia: 21enne fugge in Siria per sposare un jihadista. Qualche riflessione

Ogni giorno abbiamo prove sul fallimento dell’integrazione, e non solo in Europa. La vicenda che raccontiamo è successa a Melbourne, in Australia, e la ragazza coinvolta non è un’adolescente, anche se il padre è convinto che la figlia siata stata circuita e convinta a fare scelte contrarie al suo stile di vita abituale.

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I genitori di una giovane donna di 21 anni, fuggita di nascosto  in Siria per sposare un playboy jihadista, dicono che alla figlia è stato fatto una specie di ‘lavaggio del cervello’. Il padre non si da’ pace “Le è stato fatto il lavaggio del cervello, mia figlia non era così tre o quattro mesi fa”. Gli amici di lui invece, affermano che il giovane sia stato indottrinato tramite i social media.

Ma davvero questi immigrati di seconda generazione sono così fragili o c’è dell’altro? – si chiede Armando Manocchia. Possibile che si trasformino così radicalmente in pochissimo tempo, o c’è qualcosa di latente che ad un certo punto fa scattare la propensione all’estremismo?

Scrive l’Herald Sun che la ragazza, Zehra Duman, ha  riferito di aver sposato un certo Mahmoud Abdullatif l’11 dicembre e la coppia ha annunciato il matrimonio sui social media con l’hastag #TheIslamicState. Non solo. Ha anche mostrato una pistola come parte della Mahr (dote) per la sposa e si pensa che ora Duman viva nella roccaforte dello Stato Islamico di Raqqa.

Come dice il dailymail, appena quattro mesi fa, Duman era una ‘normale ragazza turca’ di Melbourne, ma “ora sputa odio contro i non-musulmani su Twitter e Facebook. I suoi genitori stanno lavorando con le autorità per cercare di riportarla a casa”.

Il neo marito, Abdullatif, ha lasciato  l’Australia cinque mesi fa, voltando le spalle a discoteche, auto, motociclette, amici,  divertimenti e il suo vecchio stile di vita, però ha continuato ad utilizzare i social media dalla Siria e posta regolarmente sorridenti selfies su Facebook ed è proprio sul social che aveva espresso il suo desiderio di trovare una partner scrivendo: ‘Ho bisogno di una moglie’. E difatti, manco a dirlo, l’ha trovata.

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La pagina del jihadista è inequivocabile: presenta anche il suo nome scritto in proiettili, una foto della mano di un bambino morto e un messaggio per incoraggiare le persone a bruciare i loro passaporti e unirsi all’IS. E’ fan di una pagina di bellezze svedesi, di un’altra che dice “le ragazze turche sono bellissime” e una piuttosto sessista (farebbe inorridire la Boldrini) che recita ‘ I tacchi alti sono stati inventati perché le donne potessero riporre i piatti sul ripiano più alto ‘. Insomma, un profilo abbastanza chiaro, non certo adatto a chi volesse irretire una povera fanciulla indifesa. Chi si avvicina, sa a cosa va incontro.

La famiglia e gli amici hanno riferito al quotidiano Herald Sun che probabilmente il giovane è stato indottrinato attraverso i social media e che non conoscevano le sue opinioni estremiste, ammesso che ne avesse, fino al suo arrivo in Siria. Un cambiamento repentino e imprevedibile quindi, anche per chi lo conosceva bene.

Un messaggio sulla sua pagina di Facebook mostra il tipo di propaganda da cui sarebbe stato influenzato. Prendendo di mira i ‘Kuffar’, parola araba dispregiativa che sta per ‘infedeli’, una delle immagini del profilo dice: ‘Quando sei contro un gruppo di musulmani e i Kuffar sono contro di loro, allora sai che ti sei allineato con i Kuffar contro i vostri fratelli. ‘Se volete vedere dove sono i musulmani piu’ giusti, guardate dove le frecce dei Kuffar siano rivolte.’

La sua famiglia e gli amici hanno riferito di aver cercato di convincerlo a tornare indietro, ma inutilmente. La scelta è stata fatta, l’integrazione è spesso solo un miraggio.

@Armando Manocchia



   

 

 

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