Stefano Fassina sbotta contro Renzi: “Basta caricature. Vuoi andare al voto?”

 

15 dic. – La resa dei conti tra maggioranza e minoranza Pd non si consuma, nessuna conta e nessun voto in assemblea. Solo un duro botta e risposta tra Matteo Renzi e Stefano Fassina. Ma non e’ il presidente del Consiglio a sferrare il primo colpo. Renzi, come in un incontro di boxe, lascia sfogare l’avversario fin quando questo apre la difesa.
Cosi’ Stefano Fassina si lascia andare ad un duro attacco, come nemmeno a Gianni Cuperlo ed Alfredo D’Attorre era riuscito e, al termine di otto ore di assemblea, il premier puo’ finalmente dire: se qualcuno vuole che corra alle urne alla prima difficolta’ si metta pure il cuore in pace perche’ ho intenzione di guidare il partito fino al 2017 e il governo fino al 2018 e “non indietreggero’ di un solo centimetro rispetto alle riforme che fanno bene al Paese“.

Nel suo intervento di apertura, Matteo Renzi aveva tenuto un profilo basso rispetto alle polemiche seguite al voto sulle riforme, in commissione Affari Costitutzionali: “Non staremo fermi per i diktat della minoranza – avverte – chi sta in Parlamento non deve lanciare solo messaggi, che’ altrimenti sarebbe un semaforo, ma provare a cambiare in meglio il Paese”.
E anche a chi evoca con una certa vena nostalgica l’esperienza dell’Ulivo ricorda che quella stagione di riforme “falli’ per le nostre divisioni e i nostri errori”. E’ questo che fa saltare sul palco a gridare Fassina: “Non ti permetto di fare una nuova caricatura” della minoranza dem.

fassina

La tesi di Fassina e’ che Renzi voglia andare al piu’ presto al voto e, per farlo, voglia utilizzare strumentalmente la minoranza per dire ‘non mi lasciano lavorare quindi la parola passa al popolo’. “Non succedera’, a meno che il Parlamento non mi mandi a casa”, ha risposto indirettamente Renzi. E non accadra’ nemmeno a Roma, visto che la maggioranza Pd ha rinnovato la propria Giunta in pieno sisma Mafia Capitale con Francesca Danese alle politiche sociali. “Sono schifato da quello che sta emergendo”, ha detto Renzi in uno dei passaggi piu’ duri del suo intervento, “i corrotti e i disonesti non possono camminare con noi”, ha aggiunto prima di rivolgersi ai magistrati perche’ si dedichino meno alle interviste e piu’ ai processi. L’intervento di apertura si esaurisce qui, senza il redde rationem, che in platea nessuno sembrava davvero aspettare.

Piu’ pesante, invece, e’ risultato il silenzio sullo sciopero di venerdi’. In tanti glielo hanno fatto notare, da Fassina a Cuperlo, ma anche un ‘mediatore’ come Cesare Damiano ha sottolineato l’opportunita’ che il presidente del consiglio spende due parole su uno sciopero che ha portato in piazza qualche milione di persone. Renzi, durante la replica, sottolinea quindi: “Mi avete chiesto di parlarne e io lo faccio: rispetto chi sciopera ma quello non e’ stato uno sciopero sul Jobs Act”, si scioperava contro il governo, sostiene Renzi, anche perche’ “altrimenti la CGIL avrebbe dovuto fare una mobilitazione anche contro la legge Fornero. Il Jobs Act non e’ una legge fascista” e “a Barbagallo che parla di Resistenza rispondo che la Resistenza e’ una cosa seria”.

Divisioni che, ne e’ sicuro il premier, non peseranno sulla futura elezione del Capo dello Stato: “Non sono preoccupato”, sottolinea Renzi prima delle parole di Berlusconi che accreditano l’ipotesi di un pre-accordo tra Pd e Fi al Nazareno. Niente di tutto questo, dicono in coro Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, vice segretari dem quando l’incidente con la minoranza Pd e’ gia’ consumato e Fassina e’ tornato a chiedere che il patto comprenda anche Sel, M5S e Lega. agi



   

 

 

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