Banche: i soldi regalati dalla Bce usati per speculare e non per sostenere l’economia

visco

 

13 dic – I fiumi di denaro regalati dalla Bce nelle aste di liquidità del piano Tltro alle banche italiane, finalizzati ed addirittura ‘vincolati’ per bocca di Mario Draghi, a “sostenere i prestiti bancari alle famiglie e alle società non finanziarie, per far ripartire l’economia reale”, continuano ad essere utilizzati per acquistare i titoli di Stato, esattamente come era accaduto all’epoca della precedente operazione di rifinanziamento LTRO, quella da oltre 1000 miliardi varata tra il 2011 ed il 2012, quando le banche italiane si aggiudicarono 274 miliardi di euro, oltre un quarto del totale, la cui maggioranza dei prestiti ricevuti sono ancora da restituire.

Lo affermano i presidenti di Adusbef, Elio Lannutti, e di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, che fanno anche presente che, ad ottobre 2014 infatti, il portafoglio di Btp, Cct, Bot e altri certificati del Tesoro in pancia alle banche italiane ha toccato il massimo storico di 414 miliardi di euro (di cui 286 solo di Buoni poliennali) contro i 395 miliardi di settembre, con un aumento di 18,4 miliardi di euro in un solo mese a dimostrazione di un omesso controllo delle autorità di vigilanza (Bce in primis) che avevano garantito al contrario che i 129,8 miliardi richiesti nell’ambito del nuovo piano di maxi finanziamenti (Tltro) a tassi dello 0,15% avviato in settembre, sarebbero stati finalizzati a rilanciare il credito all’economia reale.

Se anche la Bce – proseguono Lannutti e Trefiletti – ammette che i soldi che vanno a finanziare il debito pubblico sono quattrini sottratti a imprese e famiglie, che l’ingente fabbisogno di finanziamento degli emittenti sovrani può ridurre le disponibilità per gli operatori di altri settori siano esse istituzioni finanziarie o società, con l’aggravante che tali esposizioni su vasta scala nei confronti di emittenti sovrani, potrebbero produrre rischi significativi di sostenibilità che possono indicare una maggiore vulnerabilità, significa che regna la più totale anarchia e mancanza di controlli su Istituti di Credito, che possono violare impunemente perfino i vincoli imposti dalla stessa Banca Centrale Europea speculando sul differenziale dei tassi (pagano lo 0,15% per investire al 3,5%). Nella prossima riunione, il 22 gennaio, il board valuterà l’impatto sull’inflazione degli stimoli introdotti finora e anche l’effetto del crollo dei prezzi del petrolio. Poi si deciderà come procedere.

Le banche italiane, che hanno acquistato valanghe di titoli di Stato a prezzi inferiore alla parità (100), oltre ad aver lucrato sui tassi e sulle rivalutazioni dei titoli stessi per la discesa degli spread, hanno contribuito a far aumentare la zavorra del debito pubblico arrivata a sfiorare il 134% del Pil, alimentando l’incremento della spesa, il cui 40% della spesa pubblica degli ultimi sei anni è stata destinata al rimborso dei titoli in scadenza e al pagamento degli interessi, con un esborso di ben 328 miliardi di euro nel 2013 tra rinnovi dei titoli ed interessi pagati anche per puntellare i bilanci delle banche, il cui mestiere regolamentato dal Testo Unico Bancario, non è proprio quello di investire nei Titoli di Stato.



   

 

 

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