Isis chiede un milione di dollari per restituire il cadavere di Foley

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11 dic – Un milione di dollari. E’ la somma che i jihadisti dello Stato islamico (Is) avrebbero chiesto per restituire il cadavere di James Foley, il giornalista americano il cui video della decapitazione, diffuso ad agosto, ha inaugurato una macabra serie con protagonisti alcuni ostaggi occidentali trucidati dai miliziani del ‘califfato’.

Secondo il sito Buzzfeed, alcuni intermediari in contatto con militanti dell’Is o comunque con gruppi vicini all’organizzazione hanno riferito che gli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi stanno provando a vendere i resti di almeno uno degli americani decapitati in Siria. Per gli intermediari si tratta di una nuova forma di business, pensata dall’Is per recuperare i mancati guadagni dei riscatti per i loro ostaggi occidentali.

Stando alle fonti citate dal sito d’informazione, l’Is ha proposto di consegnare il cadavere di Foley, una volta pagato il milione di dollari, attraverso il confine con la Turchia. L’organizzazione islamista sarebbe disposta anche a fornire un campione di Dna per facilitare l’accordo.

Tra gli intermediari che stanno portando avanti la trattativa uno è un ex comandante dei ribelli che ha legami con i comandanti dell’Is che risalgono agli inizi della guerra in Siria. In passato questo individuo ha già svolto un ruolo nella liberazione di alcuni ostaggi nelle mani di Jabhat al-Nusra, il gruppo legato ad al-Qaeda, e dell’Is.

L’ex comandante dei ribelli ha spiegato di essere stato avvicinato da un leader dell’Is che lo ha incaricato di trovare un canale con il governo americano o la famiglia di Foley per ‘vendere’ il cadavere del giornalista. I jihadisti “chiedono un milione di dollari – ha dichiarato la fonte, rimasta anonima – Manderanno il Dna in Turchia, ma prima vogliono i soldi. Non consegneranno il Dna senza denaro”.

L’uomo non mostra alcun rimorso per la sua attività di ‘mediatore’. Anzi ha sottolineato di voler aiutare i familiari della vittima a garantire la sepoltura del loro caro. Si tratta di “questione di umanità” ha detto, mentre un altro intermediario, un uomo d’affari che ha sfruttato i suoi contatti con l’Is per facilitare la liberazione di ostaggi in passato, ha ammesso candidamente: “E’ un business”.

Entrambi però sostengono che la persona chiave nei negoziati sarebbe un ufficiale dell’Esercito siriano libero, il gruppo armato anti-Assad sostenuto dall’Occidente. L’ufficiale è stato coinvolto in precedenti trattative su ostaggi americani ed europei nelle mani dell’Is e si definisce il “manager” dei negoziati.

In un’intervista a Buzzfeed ad Antakya, l’uomo ha espresso disappunto per la fuga di notizie sul tentativo di vendita del cadavere di Foley al punto da chiedere al giornalista titolare dell’inchiesta di non pubblicare l’articolo, temendo che possa far saltare l’accordo. Il suo timore, in particolare, è che la pubblicazione della storia possa spingere il governo Usa ad intervenire per bloccare l’intesa. adnkronos



   

 

 

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