Tasse: i premier che hanno “spremuto” di più gli italiani, Prodi il piu’ rapace

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4 dic – Filippo Caleri, giornalista del quotidiano Il Tempo, ha analizzato tutte le tasse imposte dai governi che si sono succeduti negli ultimi 24 anni a Palazzo Chigi. Chi più, chi meno, tutti hanno “spremuto” i portafogli degli italiani. Ma chi vince in questa speciale classifica?

Secondo lo studio fatto dal Tempo, lo scettro del premier più “rapace” in termini di imposizione spetta a Romano Prodi. Nella sua prima esperienza a Palazzo Chigi, dal 1996 al 1994, la pressione fiscale è passata dal 41,4% al 42,2%. Non senza passare per un ben pesante 43,4% nel 1997. L’aumento cumulato alla fine del suo mandato è stato dunque di un +1,3%. La medaglia d’oro nella classifica gli spetta perché anche alla seconda prova governativa, e cioè dal 2006 al 2007, Prodi ha portato il carico fiscale dal 40,1 al 42,7%. Con uno spettacolare incremento di 2,6 punti in soli due anni.

Al secondo posto, puntualizza Il Tempo, c’è Giuliano Amato che nel settembre 1992 avviò la prima manovra lacrime e sangue e mise in una notte le mani nei conti correnti degli italiani. In un sol colpo fece impennare il peso complessivo del fisco dal 39,2% al 41,7 del Pil. Un salto di 2,5 punti. Il successore non fu da meno: Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993, aumentò le tasse di un altro punto percentuale.

BERLUSCONI E D’ALEMA: TASSE GIU’ – Gli unici che cercarono di ristemare le cose furono Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema. Arrivato al comando, il Cav nel 1994 pretese e portò a termine un taglio fiscale. Dal 42,7 del governo Ciampi si arrivò al 40,6% con un taglio della pressione fiscale tagliata del 2,1%. Non solo. Nel 2005 Berlusconi riuscì a farla arrivare al 40,1%. Ma anche il suo “concorrente” dell’epoca non fu da meno. D’Alema nei due anni di esecutivo fece scendere il peso del fisco di quasi un punto.

MONTI E RENZI – Poi ci fu Mario Monti, “l’uomo della provvidenza” chiamato dall’emergenza a salvare il Paese. Il “Professore” prese l’Italia già sotto pressione con un fisco al 42,5% del Pil nel 2011 e riuscì, a colpi di Imu, a portare l’asticella dove mai nessuno aveva osato: 44%, dunque 1,5 punti di Pil sottratti dal fisco in meno di 365 giorni. E Matteo Renzi? Le rilevazioni del Tempo arrivano dal Def e non lasciano prevedere nulla di buono: nel Documento economico e finanziario più aggiornato la pressione fiscale con lui resta al 43,3% del Pil.

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