Ladro afroamericano ucciso, agente assolto. Usa in fiamme, violenze e saccheggi nelle citta’

Protesters chant during a demonstration on Times Square following the grand jury's decision not to indict Ferguson police officer Wilson in the shooting death of unarmed 18-year-old Brown, in New York

 

25 nov. – E’ scoppiata la rivolta negli Usa dopo la non incriminazione di Darren Wilson, il 28enne agente di polizia bianco che a Ferguson, in Missouri, che ha ucciso il 18enne afroamericano Michael Brown. Una decisione del Gran giuri’ presa dopo aver ascoltato oltre 60 testimoni, esaminato i referti autoptici e vagliato ogni possibile prova.

A dare l’annuncio ieri intorno alle 20.30, ora di Ferguson, dopo una suspense andata avanti per tutto il weekend, e’ stato il pubblico ministero Robert McCulloch, argomentando puntigliosamente la decisione e puntando il dito contro le “contraddittorie” testimonianze rilanciate dai media.
“Il compito del Gran giuri’ – ha ammonito – e’ quello di separare i fatti dalla fiction”.

In strada la folla e’ insorta contro la polizia schierata in tenuta antisommossa, tirando sassi, bottiglie incendiando auto e spaccando vetrate. Tra i tafferugli e gli atti vandalici, sono stati uditi anche degli spari. Fumogeni e lacrimogeni sono stati utilizzati per disperdere i manifestanti. I genitori del giovane ucciso, che avevano invitato a mantenere la calma, si sono dichiarati “devastati”. “Siamo profondamente delusi per il fatto che l’assassino di nostro figlio – hanno fatto sapere tramite il loro avvocato – non dovra’ rispondere delle sue azioni”.

Le manifestazioni di protesta sono dilagate anche in altre citta’, da New York a Seattle. Nel suo lungo intervento, McCulloch ha sottolineato come la legge autorizzi la polizia “ad usare forza mortale” nel caso di legittima difesa. Secondo il magistrato, le prove hanno indicato in maniera inequivocabile che che tra Brown e Wilson ci fu una colluttazione e che poco prima di essere ucciso il giovane era stato filmato da una videocamera di sicurezza mentre rubava dei sigari in un negozio. Incalzato dai giornalisti che volevano sapere se il voto del Gran giuri’ (composto da 12 membri di cui 9 bianchi e 3 neri, 7 uomini e cinque donne) fosse stato unanime, il magistrato si e’ trincerato dietro il diritto alla segretezza.

GOVERNATORE MISSORUI INVIA LA GUARDIA NAZIONALE – Il governatore del Missouri, il democratico Jay Nixon, ha ordinato l’invio di ulteriori uomini della Guardia Nazionale a Ferguson dopo lo scoppio di scontri nella notte

CHIUSI 3 PONTI A NEW YORK PER PROTESTE – Il ponte di Brooklyn, quello di Manhattan e quello di Triborough sono stati chiusi al traffico a New York dai manifestanti scesi in strada per protesta

UN AGENTE FERITO, EDIFICI IN FIAMME E SACCHEGGIATI – E’ di almeno un agente ferito da un bottiglia che lo ha colpito alla testa, 10 edifici in fiamme, diversi saccheggiati e 150 colpi d’arma da fuoco sparati (alcuni contro una truope della Nbc) il primo bilancio della notte di violenze a Ferguson.
QuestI i dati forniti dal capo della polizia della contea di St. Louis John Belmar, specificando che i suoi agenti hanno “lanciato lacrimogeni ma non hanno sparato neanche un colpo”.
“Di sicuro”, ha aggiunto, “stanotte non abbiamo assistito ad una protesta pacifica”. Balmer ha aggiunto che anche 2 auto della polizia sono state distrutte dalle fiamme mentre una macchina e’ stata rubata al proprietario che e’ stato costretto con la forza a scendere dal veicolo. In totale finora sono stati effettuati 29 arresti.

BLOCCATA SUPERSTRADA NEL CUORE DI LOS ANGELES – Le proteste hanno portato al blocco della superstrada 110, che, da Pasadena a Long Beach, attraversa Los Angeles. Nelle immagini trasmesse dalle reti Usa si vede decine di persone in mezzo alle corsie, molte stese per terra.

GIORNALISTI ATTACCATI DA MANIFESTANTI – Anche i giornalisti presenti a Ferguson a seguire il caso sono finiti nel mirino di quanti stanno saccheggiando negozi ed hanno appiccato il fuoco ad auto e locali nella cittadina. Un reporter e’ stato colpito da un pugno e gli e’ stato rubato il portafoglio.

OBAMA, NON CI SONO SCUSE PER LA VIOLENZA – “Non ci sono scuse per la violenza”. Cosi’ il presidente Barack Obama ha rinnovato il suo invito alla calma . “Negli ultimi decenni abbiamo fatto enormi progressi nelle relazioni razziali ma e’ sicuramente vero che ci sono ancora dei problemi e che le comunita’ di colore questi problemi non li inventano”, ha rimarcato il presidente dalla briefing room della Casa Bianca, esortando le forze ad intervenire “con moderazione”.



   

 

 

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