Jihad del sesso, 200 donne occidentali si sono unite ai miliziani dello Stato Islamico

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20 nov – Non combattono, ma sono ugualmente presenti in prima linea in Iraq e in Siria. Perché il ruolo delle spose del jihad, come sono state ribattezzate, è quello di soddisfare i desideri e le pulsioni dei miliziani dello Stato Islamico (Is) impegnati a combattere per istituire il Califfato, su ordine di Abu Bakr al-Baghdadi.

Partite soprattutto dalla Tunisia, ma circa duecento anche dall’Europa e dagli Stati Uniti, oltre che dall’Australia e dalla Malaysia, queste donne rispondono al Jihad Al-Nikah, traduzione araba per il jihad del sesso o jihad matrimoniale. Tra loro anche l’olandese Aisha, salvata dalla madre giunta fino a Raqqa, in Siria, per riportala a casa.

Promosso nel 2013 con una fatwa dal predicatore saudita wahhabita Sheikh Mohamad al-Arefe, che poi ne ha preso le distanze, il jihad Al-Nikah chiedeva originariamente alle donne sunnite di unirsi ai miliziani che combattono il regime di Bashar al-Assad. Per l’Europa, i numeri parlano di circa 60 donne partite dalla Francia per unirsi all’Is, almeno 50 dalla Gran Bretagna e 40 dalla Germania. Il loro obiettivo, dicono, è quello di contribuire a fondare una nuova società. L’obiettivo dell’Is, invece, è anche strategico sul piano della comunicazione, mostrando di coinvolgere la componente femminile delle società occidentali ”decadenti e corrotte” che non hanno rispetto delle donne.

I primi a ‘beneficiare’ del jihad del sesso sono stati i miliziani del Fronte al-Nusra legato ad al-Qaeda in Siria, i cui figli nati dall’unione con queste donne sono poi stati partoriti in Tunisia. Il governo tunisino ha ammesso l’esistenza del fenomeno e il 19 settembre dello scorso anno il ministro degli Interni di Tunisi, Lotfi Bin Jeddou, spiegò in parlamento che molte giovani tunisine “vengono ‘usate’ da 20, 30 o 100 ribelli, prima di tornare in patria con il frutto di questi contatti sessuali in nome del jihad del sesso“.

Il mufti di Tunisi ha definito questa pratica una vera e propria forma di ”prostituzione” che coinvolge anche ”ragazzine di 13 anni che partono per il fronte”. I figli nati da queste unioni sono legittimi perché con Jihad Al-Nikah si indica un matrimonio di durata molto breve, soltanto poche ore, durante il quale viene consumato l’atto sessuale. Grazie a questa attestazione formale, secondo alcuni giuristi islamici, è lecito avere dei rapporti senza infrangere nessuna regola religiosa.

Lo Stato Islamico, invece, è intervenuto autonomamente per ‘convocare’ le sue donne. Nella provincia irachena di Ninive, nel nord del Paese, i jihadisti hanno ad esempio ordinato alle “donne non sposate” di offrirsi ai “fratelli mujaheddin” dandosi in spose ai combattenti e avvertendo che chi farà resistenza sarà punito in base alla sharia, la legge islamica.

In Siria, invece, l’Is ha aperto una vera e propria agenzia matrimoniale nella provincia settentrionale di Aleppo. Il target è molto preciso e forse un po’ di nicchia: solo giovani donne vergini o vedove desiderose di sposare uno dei jihadisti che imperversano dalla Siria all’Iraq. adnkronos



   

 

 

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