L’Italia risarcisce con 60mila euro la famiglia di un jihadista ucciso in Siria

JIHADISTA

 

14 – All’estero è considerato un jihadista, morto in Siria mentre combatteva contro l’esercito di Assad. Ma per la giustizia italiana, Brahim Garouan, magrebino, non era un terrorista tanto che, oltre all’assoluzione nel processo penale, ora è arrivato il risarcimento per ingiusta detenzione: 60mila euro per gli 8 mesi e 8 giorni trascorsi dietro le sbarre nel 2011. Garouan è morto ad aprile e il denaro potrebbe ora andare alla sua famiglia.

La vicenda è stata ricostruita dal Quotidiano del Sud. Tre anni fa Brahim Garouan, suo padre Mohammed, imam di Sellia Marina (Catanzaro) e Younes Dahhaki furono arrestati con l’accusa di essere addestratori di terroristi. Gli inquirenti trovarono molto materiale, compresi alcuni video in cui si spiegava ai potenziali jihadisti come fabbricare, ad esempio, una cintura esplosiva o come diventare un bravo cecchino.

In Cassazione, però, le accuse non ressero. Per la Suprema Corte, “il terrorismo virtuale, fatto di manuali e corsi di formazione, non è reato”. Immediata arrivò la scarcerazione, in seguito alla quale Brahim e suo padre lasciarono l’Italia per tornare in Marocco.

Ad aprile il giovane è morto, almeno secondo quanto è stato possibile ricostruire, in un bombardamento in Siria. Ora la sentenza: 62mila euro a Dahhaki, 60mila a Garouan. Per la giustizia italiana non si tratta di terroristi e quegli 8 mesi e 8 giorni di ingiusta detenzione meritano un riscarcimento. TGCOM24

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7 Commenti per “L’Italia risarcisce con 60mila euro la famiglia di un jihadista ucciso in Siria”

  1. solo un parola: VERGOGNA

  2. già che c’erano se li potevano adottare…

  3. Bisogna avere gravi tare mentali per emettere simili sentenze…

  4. Col cazzo che gli darei sti soldi a questa Gente!

  5. In Italia per fare il criminale ti danno la ricompesa, a mio padre per essere stato prigioniero di guerra in Germania le rubano la ricompesa

  6. Lo ha deciso un giudice comunista?

  7. In Cassazione, però, le accuse non ressero. Per la Suprema Corte, “il terrorismo virtuale, fatto di manuali e corsi di formazione, non è reato”

    Ma come, uno può far terrorismo virtuale e può essere prosciolto perchè il fatto non sussiste…ma se provi a mandare a fan@@lo un politico ecco che arriva la digos ad controllarti e pronti a denunciarti…..

    Ma dov’è finita la giustizia? Essa non deve essere interpretata, essa deve essere APPLICATA!!!

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