Bus per soli Rom, psicodramma razziale nella sinistra: Vendola evoca Mandela

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31 ottobre – Uno psicodramma democratico e di sinistra che, cominciato in una cittadina del Piemonte, ha finito col coinvolgere leader del calibro di Sergio Cofferati a Nichi Vendola.

Tutto è cominciato una settimana fa quando il sindaco di Borgaro Torinese, Claudio Gambino, del Partito democratico, ha proposto all’azienda che cura il trasporto pubblico, l’Atm, di “sdoppiare” la linea dell’autobus numero 69, quella che parte da Torino, in piazza Stampalia, e fa capolinea appunto a Borgaro
Il sindaco propone che un bus 69 continui a operare sullo stesso percorso, saltando una sola fermata, quella che si trova davanti a un campo rom. E che un altro bus 69 svolga esclusivamente il servizio di navetta tra il campo rom e il capolinea, saltando tutte le altre fermate. Questo per dare una risposta alle proteste di tantissimi cittadini che hanno segnalato di aver subito furti, molestie e intimidazioni da parte dei rom che salgono sull’autobus. “Il razzismo non c’entra nulla, è solo un modo per risolvere un problema che si trascina da tempo”, ha affermato, schierandosi totalmente accanto al sindaco, l’assessore ai Trasporti Luigi Spinelli, di Sinistra ecologia e libertà.

Oggi la questione sarà presa in esame dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto di Torino, Paola Basilone. Oltre al sindaco di Borgaro, vi prenderà parte quello del capoluogo, Piero Fassino, che è anche il presidente nazionale dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani. Per martedì prossimo è poi prevista, con lo stesso ordine del giorno, una riunione del consiglio comunale del capoluogo piemontese con le commissioni Urbanistica e Trasporti e Sanità e servizi sociali. C’è molto imbarazzo nel Pd e in Sel per questa proposta che sa di apartheid.

A evocare le politiche razziste sudafricane combattute da Nelson Mandela è stato Nichi Vendola, che ha subito preso le distanze dall’assessore Spinelli con una dichiarazione a La Stampa: “Chi rappresenta Sel – ha detto – deve sapere che non c’è spazio per chi è ambiguo su questi temi. O l’amministrazione ritrova il bandolo del buon senso, oppure Sel è fuori dalla maggioranza”. E poco importa, secondo Vendola, che si tratti di un apartheid “microscopico” e anche “contornato di buone intenzioni”. E’ infatti una “inaccettabile lesione dell’idea di umanità stabilire dei regimi differenziati nell’esercizio dei diritti”.

Nel Pd si tenta di ridimensionare il problema auspicando che si tratti solo di una “provocazione”. In sostanza il sindaco di Borgaro avrebbe lanciato la proposta per far partire il dibattito, ma senza aver realmente l’intenzione di varare gli autobus separati. Questa la posizione dell’ex leader della Cgil e parlamentare europeo Sergio Cofferati il quale peraltro, da sindaco di Bologna, subì molti attacchi “da sinistra” per le sue ordinanze di sgombero di insediamenti rom. Ma la vicenda di Borgaro, ha sottolineato, è completamente diversa: “Bisogna essere severi con tutti quando si tratta di regole. E devono essere redarguiti anche comportamenti che rientrano nella cattiva educazione. Si reprime il crimine e si suggeriscono comportamenti civili, ma non si dividono le persone in due bus, quello dei buoni e quello dei cattivi”.

Gli autobus hanno un posto importante nella storia delle lotte antirazziste da quando (era il 1° dicembre del 1955) a Montgomery, in Alabama, la quarantenne nera Rosa Parks andò a sedersi in uno dei posti delle prime file, per legge riservati ai bianchi, e fu arrestata dopo essersi rifiutata di obbedire all’ordine di alzarsi. Un gesto che è diventato, con la sua protagonista, uno dei simboli della lotta degli afroamericani per il riconoscimento dei loro diritti. L’anno dopo la Corte Suprema decretò l’incostituzionalità dei posti riservati ai bianchi sui pullman pubblici e nel 1999 Rosa Parks fu insignita della medaglia d’oro del congresso americano.
Anche questo ha contribuito a rendere così tanto imbarazzante, per la sinistra, la vicenda di Borgaro. E non è un caso che i leghisti si siano buttati a capofitto, senza far nulla per nascondere la loro soddisfazione. A partire dall’ex governatore, e oggi segretario regionale piemontese della Lega Nord, Roberto Cota, il quale ha scritto sulla sua pagina Facebook: “La sinistra nel Comune di Borgaro si accorge oggi che esiste un problema immigrazione, nella fattispecie coi Rom… Lo giri a Renzi, visto che non c’è mai stato un governo più lassista sul tema”.

All’origine della proposta del sindaco di Borgaro c’è una lunghissima serie di proteste dei cittadini per l’atteggiamento di un gruppo di ragazzini rom nei confronti dei passeggeri del bus 69: tentativi di furto, spintoni, molestie. Decisivo è stato un episodio avvenuto il 23 ottobre quando, secondo il loro racconto, due sorelle di 13 e 16 anni sono state aggredite sull’autobus da alcuni giovani rom. Esasperato, il padre delle due ragazze, seguito da un gruppo di concittadini, ha fatto irruzione al comune. Ed è stato allora che il sindaco ha deciso di formalizzare, inviandola all’azienda dei trasporti, la proposta dei bus separati.
Proposta che, secondo una nota diffusa dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, è totalmente illegittima oltre che “inefficace rispetto all’obiettivo di tutelare la sicurezza, in quanto colpisce indistintamente tutta la comunità rom che usufruisce della linea 69, senza intervenire nei confronti degli individui autori di reato (siano essi rom o non rom), che invece potranno continuare ad agire indisturbati sugli autobus e altrove”.

L’Aizo (acronimo dell’Associazione italiana zingari oggi) ha diffuso un documento nel quale non si nega l’esistenza del problema, né il fatto che ci siano ragazzini rom che hanno comportamenti inaccettabili. Ma si contesta duramente il metodo seguito perché in questo modo si finisce con l’accostare un’intera comunità a comportamenti inurbani di alcuni suoi giovani esponenti. Alimentando le tensioni sociali e i pregiudizi.  TISCALI



   

 

 

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