Anziana rapinata e violentata nel suo letto, preso albanese: è il figlio della colf

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23 ottobre -Notte di terrore per una 80enne riminese, ex magistrato, che si è ritrovata davanti un uomo che l’ha picchiata e violentata pur di riuscire a portarle via gioielli e contanti. La drammatica rapina è avvenuta nella notte tra il 9 e il 10 giugno di quest’anno, verso le 4, quando uno sconosciuto si è arrampicato su una grondaia per raggiungere il primo piano del condominio e, dopo aver forzato la porta finestra, è riuscito a entrare nell’appartamento. L’uomo si è subito diretto nella camera da letto dell’anziana coppia aggredendo la donna con schiaffi e pugni per farsi indicare dove nascondeva gli oggetti di valore. Per convincere l’80enne, oramai in preda al terrore, a rivelare il nascondiglio non ha esitato a minacciarla di morte e di stupro, mentre le palpeggiava il seno, urlandole delle frasi ben precise.

Secondo quanto ha poi riferito la donna agli inquirenti, infatti, il rapinatore sembrava ben conoscere la sua situazione familiare, tanto da sapere dell’invalidità del marito e del lavoro che la signora svolgeva in Tribunale. “Io ho già fatto 5 anni di galera, ingiustamente, per colpa di una giudice p… come te”, le ha urlato in faccia il malvivente quella notte per poi impossessarsi di gioielli per 30mila euro e contanti per 800 e fuggire sempre dalla finestra dopo quasi un’ora di sevizie.

Quando, all’alba, l’80enne ha trovato il coraggio di chiamare la polizia per denunciare l’accaduto, il personale della Mobile ha immediatamente cercato elementi utili per le indagini soffermandosi proprio sul racconto della donna e, in particolare, sulle affermazioni del rapinatore che sembrava conoscere troppo bene la situazione familiare della sua vittima. Un ulteriore indizio è arrivato sempre dal racconto della vittima che ha specificato più volte agli investigatori come il malvivente fosse straniero con un accento albanese. Le indagini di routine hanno quindi iniziato a puntare a un contesto familiare e, in particolare, alla donna che si occupava delle pulizie nella casa dell’anziana coppia. La signora, di origini albanesi, aveva anche un figlio, E.S. di 24 anni, il cui telefono è stato immediatamente messo sotto controllo ed è a questo punto che il giovane ha iniziato a fare tutta una serie di passi falsi.

Dai tabulati del cellulare è emerso che la notte della rapina il 24enne si trovava nella zona e che, subito dopo il colpo, il telefonino è stato spento per poi essere riacceso due giorni dopo in Veneto come a simulare uno spostamento durante il colpo. Dando prova di sangue freddo, inoltre, il ragazzo decide di saggiare la memoria dell’anziana vittima e, ad appena 20 giorni dalla rapina, il 24enne si presenta a casa dell’80enne facendo finta di cercare la propria madre. Per la signora, che non aveva mai visto quel ragazzo, il suo viso le fa scattare qualcosa nella memoria e, il giorno successivo, si presenta in Questura per parlare con gli investigatori. Si inizia così a stendere un rete intorno al ragazzo e, con la scusa di un banale controllo di polizia, gli inquirenti riescono anche a procurarsi una sua foto da mostrare all’anziana che, oltre a riconoscerlo in viso, descrive con minuzia di particolari il vistoso tatuaggio che il 24enne ha sul braccio. Dopo aver informato la magistratura delle prove raccolte, il gip del Tribunale di Rimini ha emesso un ordine di cattura nei confronti dell’albanese che, venerdì scorso, è stato catturato dalla polizia all’aeroporto “MArconi” di Bologna dove si stava per imbarcare su un volo diretto in Albania.

Tommaso Torri  – riminitoday.it



   

 

 

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