Psicosi Ebola, Crocetta: Immigrati controllati, il rischio non esiste

crocetta

 

10 ott. – E’ ormai ‘psicosi ebola’. Il micidiale virus non e’ arrivato in Italia, ma ovunque aumenta la paura del contagio. C’e’ un caso sospetto in Macedonia: e’ deceduto un uomo, che proveniva dalla Gran Bretagna (dove finora non si sono registrati casi) e non era stato in nessuno dei Paese in cui e’ diffuso il virus; e si e’ scatenato il panico, perche’ alloggiava in albergo vicino Skopje.

Per il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta pero’ “non esiste il rischio: sono attive da tempo misure eccezionali per il controllo degli immigrati che sbarcano nell’isola. Controlli che sono gia’ fortissimi e che verranno rafforzati”.

Un 56enne ceco e’ ricoverato A Praga con sintomi simili a quelli causati dal virus ebola: l’uomo era stato di recente in Liberia ed e’ stato messo in isolamento all’ospedale Bulovka, in attesa del risultato dei test inviati a Berlino. Anche a New York e’ panico: circa 200 addetti alle pulizie all’aeroporto LaGuardia, sono entrati in sciopero perche’ si ritengono non sufficientemente protetti dal virus, visto che devono pulire i bagni ed eventualmente anche il vomito. Gli ospedali di New York sono cosi’ preoccupati, che starebbero mandando attori sotto mentite spoglie nei reparti di pronto soccorso, per saggiare la capacita’ di risposta dello staff.

La Gran Bretagna tenta di alzare le barriere: il governo ha dato il via a controlli “rafforzati” negli aeroporti e ai terminal ferroviari di Eurostar: si faranno interviste ai viaggiatori provenienti dall’Africa Occidentale (dove siano stati e se abbiano avuto contatti con malati di ebola), ma anche controlli sanitari per i casi sospetti. E mentre l’infermiera spagnola, primo caso di contrario al di fuori dell’Africa, lotta tra la vita e la morte, in Francia, per qualche minuto in serata si e’ temuto il peggio. Le autorita’ hanno isolato un edificio nel sobborgo di Cergy-Pointoise e posto 60 persone in quarantena perche’ si temevano quattro casi sospetti di ebola; poi, dopo le verifiche del caso, l’allerta e’ rientrato.

Insomma, la paura dilaga. Del resto, gli esperti confermano che si tratta della minaccia peggiore da quella dell’aids, agli inizi degli anni ’80. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenuta al Senato, ha invitato pero’ a non creare allarmismi: “Le numerose segnalazioni di casi sospetti, dovute anche a un sistema di allerta attivato nel Paese, hanno avuto esito negativo.
Speriamo che il caso spagnolo resti un evento isolato”. Il ministro ha poi sottolineato come esistano gia’ controlli preventivi in punti strategici: “Sei medici sono all’aeroporto di Fiumicino, sette a quello di Malpensa.

E poi ci sono le strutture preposte ai controlli, gli uffici di sanita’ marittima, aerea e di frontiera: 12 uffici centrali e 25 territoriali, in cui lavorano 448 persone. Inoltre, abbiamo avuto modo di effettuare 80mila controlli nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum. I controlli sono stati fatti a bordo delle navi e a terra, e per questo e’ altamente improbabile che siano entrati in Italia migranti affetti da ebola”.

C’e’ un medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma, ma la Lorenzin ha sottolineato che “era asintomatico al ritorno in Italia ed e’ asintomatico ancora oggi. E’ ricoverato come misura di precauzione”. Adesso pero’ si dovranno attendere 21 giorni, periodo massimo di incubazione del virus. La Sicilia e’ la regione piu’ esposta allo sbarco di migranti potenzialmente infetti, e anche la Simit, Societa’ italiana di malattie infettive e tropicali, l’ha indicata come la zona piu’ a rischio.

L’emergenza ebola ha sensibilizzato le piu’ grandi istituzioni del pianeta. Il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, ha tenuto questa mattina una videoconferenza con i presidenti di Guinea, Liberia e Sierra Leone, i tre Paesi maggiormente coinvolti dall’epidemia di ebola. “A meno che non agiremo rapidamente per contenere e fermare la diffusione del virus, in gioco non c’e’ niente di meno che il futuro dell’Africa”, ha avvertito Kim. (AGI) .



   

 

 

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