“Il modello del Job act di Renzi ha creato un sotto proletariato di 7,4 milioni di persone”

“Il modello tedesco sta rovinando la Germania e uccidendo l’Europa”

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10 ottobre – Dalla mancata manutenzione di un canale di Kiel che sta letteralmente cadendo a pezzi anche se è vitale per il porto di Amburgo e quindi per l’economia tedesca, Ambrose Evans Pritchard scrive sul Telegraph come è strano che un paese che può ottenere prestiti al tasso dello 0,15% abbia ridotto i fondi per il canale da 60 milioni di euro del 2011 agli 11 milioni attuali. Ma, prosegue il Coumnist, la Bundestag si sta rendendo conto della follia di tutto questo e ha creato un fondo speciale di 260 milioni di euro per rimettere in sesto il Canale, anche se secondo gli esperti ne servirebbero quattro volte tanto.

Quest’esempio ci dimostra che anche se la Francia potrebbe apparire come il malato d’Europa, la Germania sta velocemente precipitando economicamente a causa di dogmi mercantilisti, della glorificazione dei risparmi e della psicologia corrosiva tipica della vecchiaia. “La Germania si considera il modello del mondo, ma l’orgoglio precede sempre la caduta”, ha scritto Olaf Gersemann, prima firma economica del Die Welt in un nuovo libro dal titolo: “La bolla tedesca: l’ultimo hurrah di una grande nazione economica”.

Per Gersemann il secondo Wirtschaftswunder – o miracolo economico – dal 2005 ad oggi “ha dato alla testa”: il paese ha sbagliato una serie di eventi eccezionali per consolidare la sua ascesa e, semplicemente, non può continuare a vivere di esportazioni verso la Cina e i Brics o rubando quote di mercato all’Europa del sud in una continua e suicida compressione salariale. E’ un gioco a somma zero. Anche Marcel Fratzscher, presidente del German Institute for Economic Research (DIW), nel suo nuovo libro, Die Deutschland Illusion, critica in modo durissimo il “feticismo fiscale” del ministro Wolfgang Schauble, addirittura sancito per Costituzione.

L’economia tedesca è ferma. La produzione si è contratta nel secondo quarto, gli ordini industriali sono diminuiti del 5,7% a agosto e le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso per il 2015 all’1,2% di crescita. Fratzscher accusa le autorità tedesche di aver perso su tutti i fronti: gli investimenti sono passati dal 23% al 17% del Pil dagli anni ’90, la crescita è ormai stazionaria all’1,1% dal 2010 (un risultato che è il 13° dei 18 paesi della zona euro). La Germania appare in salute semplicemente perché metà dell’Europa appare morta. Le riforme del lavoro Hartz IV – glorificate come le fondamenta della competitività tedesca e ora imposte al Sud Europa – non hanno accresciuto la produttività. Dati OSCE, scrive il columnist del Telegraph, mostrano come la produttività tedesca sia aumentata dello 0,3% l’anno nel periodo 2007-2012, rispetto allo 0.5pc danese, 0.7pc austriaco, 0.9giapponese, 1.5pc americano.

Secondo Fratzscher l’effetto principale di queste riforme è stato quello di permettere alle aziende di comprimere i salari attraverso l’arbitraggio assoluto nel mondo del lavoro: il salario reale è tornato ai livelli della fine degli anni ’90 e l’eredità ultima della riforma Hartz-IV è stata quindi la creazione di un sotto-proletariato di 7.4 milioni di persone che vivono con i “mini-jobs” o lavori part-time da 450 euro. Questo maschera chiaramente il tasso di disoccupazione, ma la Germania è divenuta una società divisa in due, più diseguale che in ogni altra epoca storica. Un quinto dei bambini tedeschi vive in uno stato di povertà.

Philippe Legrain, ex economista di spicco nella Commissione europea, ha dichiarato che il modello economico “beggar-thy-neighbour” della Germania funziona sopprimendo i salari per i sussidi alle esportazioni: un passaggio che beneficia le élite ma che riduce le condizioni di vita del resto delle popolazioni. E’ “disfunzionale, e più i funzionari dell’Ue allargano questo modello all’Europa, più i pericoli aumentano.

L’afflusso di capitali entro la zona euro è divenuto una forma di finanziamento delle esportazioni tedesche, ma prima o poi un sistema del genere arriva ad un punto di rottura – per la Germania e per la zona euro. E questo, sostiene Evans-Pritchard, accadrà per decisione della Francia o dell’Italia soprattutto se dovessero seguire Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda nella deflazione salariale. L’Europa, conclude il Columnist del Telegraph, è già ad un passo di un vortice drammatico, dopo aver replicato gli errori commessi nell’era del Gold Standard degli anni ’30.

E’ interessante notare come viene descritta all’estero la riforma Hartz IV, il modello di riferimento del Job act di Renzi, glorificata da giornali e televisioni italiani come panacea di ripresa, produttività e competitività. Un esercito di sottoproletariato in un tessuto sociale sempre più diseguale e disfunzionale è questo quello che ci aspetta. Del resto, è questo che hanno già imposto alla Grecia. Ma all’élite va bene e per questo a Renzi basta e avanza.

Antiplomatico , che ringraziamo



   

 

 

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