Sempre più mani tedesche sulle leve del potere europeo

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7 ottobre –  Angela Merkel vuole che si “facciano i compiti” e che la Ue continui sulla via dell’austerità. La Francia si ribella e sfida la Commissione, rischiando di vedersi rispedire al mittente il progetto di finanziaria. Matteo Renzi, dopo aver sottolineato ieri che “le finanze italiane sono solide e sostenibili”, oggi in una intervista alla Cnn definisce come “assolutamente importante ridurre il potere della burocrazia in Europa, il livello del potere dei tecnocrati a Bruxelles”. Una tecnocrazia, quella europea, in cui le principali leve del potere sono però in mani tedesche. Era già così nei due ‘governi’ Barroso, lo sarà ancora di più con Jean Claude Juncker.

Il lussemburghese, che con Angela Merkel si scontrò apertamente quando era presidente dell’Eurogruppo, è stato voluto come candidato del Ppe alle europee proprio dalla Cancelliera. Che, dopo una fase di dubbio e tiepido sostegno, a giugno si è schierata nettamente dalla sua parte. Ottenendo in cambio una squadra di governo in cui le posizioni chiave sono affidate a ‘falchi’ del rigore come i vicepresidenti Jyrki Katainen (l’ex premier finlandese che avrà il portafoglio ‘lavoro, crescita, investimenti e competitività’) e Valdis Dombrovskis (ex primo ministro lettone per ‘euro e dialogo sociale’) che saranno i supervisori del Mr.Euro socialista francese Pierre Moscovici.

In Parlamento – dove lunedì scorso sono cominciate le audizioni in vista del voto di fiducia del 22 ottobre nella plenaria di Strasburgo – i socialisti chiedono garanzie di uscita dalle politiche di rigore e di austerità, minacciano veti che si scontrano con le possibili ritorsioni di popolari e liberali. Probabile finale: la conferma dell’intera squadra, magari con qualche piccolo aggiustamento di portafogli.

Ma non è nelle posizioni mediaticamente appariscenti che si misura davvero il potere a Bruxelles. Sono i capi di gabinetto della Commissione, i direttori ed i segretari generali, i presidenti delle commissioni parlamentari ed i coordinatori, quelli che controllano la macchina. Così la “vera eminenza grigia” di Jean Claude Juncker è il capo del suo staff e probabile capo di gabinetto, il tedesco Martin Selmayr. 44 anni, studi in legge a Ginevra, Berkeley e King’s College di Londra, ex capo dell’ufficio di Bruxelles del gigante mediatico Bertelsmann molto vicino alla Cdu della Merkel. Dieci anni fa è entrato alla Commissione come capo di gabinetto della lussemburghese Viviane Reding. Da fine marzo ha diretto la campagna elettorale di Juncker. Tanto potente, ora, da modificare le dichiarazioni scritte preparate per l’audizione parlamentare dalla liberale svedese Cecilia Malmstrom, attuale Commissario agli affari interni e candidata al Commercio internazionale, facendole dire che nell’accordo di libero commercio Ue-Usa non ci saranno gli arbitrati che invece Malmstrom non disprezzerebbe.

Ma poi saranno tedeschi altri cinque capi di gabinetto (e dieci vice) nella nuova Commissione, più il segretario generale del Parlamento Klaus Welle, più il presidente del Parlamento Martin Schulz e cinque presidenti di Commissioni parlamentari (Brok agli Esteri, Lange al Commercio internazionale, Graessle alla Controllo bilanci, Haendel alla Lavoro, Cramer alla Trasporti).

E non c’è Commissione che non sia presidiata da almeno un coordinatore o un vicepresidente tedesco. Senza contare che, secondo VoteWatch, chi ha aumentato enormemente il potere è la Polonia (passata a presiedere 4 Commissioni parlamentari, quando nell’ultima legislatura ne aveva una). E che esprimerà il nuovo presidente del Consiglio Europeo, con Donald Tusk. Amico dichiarato di Angela Merkel. (ANSA).



   

 

 

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