Perseguita giovani donne anche denudandosi, rifugiato nigeriano al TSO

carabinieriReggio Calabria, 6 ott 2014 – A Bivongi (RC), i Carabinieri della Stazione di Stilo hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione provvisoria della misura di sicurezza del ricovero in casa di cura e custodia, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) presso il Tribunale di Locri nei confronti di un 21enne nigeriano, disoccupato, domiciliato da alcuni mesi in quel centro nell’ambito del progetto di accoglienza Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), il quale, dopo le formalita’ di rito, e’ stato condotto sotto scorta presso una struttura psichiatrico-giudiziaria di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

Il provvedimento scaturisce dalle indagini svolte dai Carabinieri della Stazione di Stilo, i quali, nei primi giorni dello scorso mese di settembre, avevano ricevuto due distinte denunce da parte di altrettante giovani donne di Bivongi, che avevano riferito dei ripetuti episodi di molestie ricevute dal ragazzo che, per settimane, le avrebbe seguite per le vie del paese finanche appostandosi sotto le loro abitazioni, invitandole in maniera molto esplicita, anche denudandosi, a ”trattenersi” con lui, tanto da ingenerare nelle ragazze uno stato di continua preoccupazione costringendole a evitare di uscire da sole o trattenersi in paese senza compagnia.

Rosanna Sgueglia, Sostituto Procuratore della Repubblica assegnataria del relativo fascicolo processuale, ha chiesto al GIP l’applicazione di una idonea misura restrittiva per impedire che l’uomo ripetesse le proprie condotte persecutorie.

Nel frattempo i Carabinieri hanno attuato una stretta vigilanza sullo straniero e nella notte del 16 settembre scorso, l’uomo e’ stato colto in stato di agitazione per le vie di Bivongi e sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Questi ulteriori elementi, corroborati da una perizia a cui e’ stato sottoposto il denunciato, hanno portato il GIP di Locri a emettere l’ordinanza di applicazione provvisoria della misura di sicurezza del ricovero in casa di cura, considerato che lo stesso e’ stato riconosciuto ”non pienamente in possesso delle proprie facolta’ mentali nel momento in cui ha commesso i fatti”. asca



   

 

 

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