Le tecnocrazie europee hanno trascinato al suicidio economico intere nazioni

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6 ottobre – Il presidente della Bce Mario Draghi, comprende i motivi delle proteste in Italia, ma esonera la responsabilità della Bce, che non avrebbe colpe. Tre anni fa sistema finanziario prossimo a collasso. “Capisco i motivi della protesta” data “la debole situazione dell’economia italiana” ma se guardiamo al passato “la colpa della crisi non è della Bce: tre anni fa prima dell’intervento Bce il sistema finanziario era al collasso”.

Lo dice Mario Draghi: “il metro per valutare se varare nuove misure saranno le aspettative d’inflazione”. Al contrario sono evidenti le colpe nell’aver sottovalutato la crisi sistemica dopo il fallimento di Lehman Brothers, quando in primavera e nell’estate del 2011, Bce aumentava i tassi d’interesse per impedire il surriscaldamento dell’economia, nell’Europa satura di capacità produttiva, con imprese che si contendevano i lavoratori con gli aumenti salariali. Economisti keynesiani accusavano la Bce di essere “in mano a degli incompetenti”, profetizzando disoccupazione di massa, depressione, crisi democratica, suggerendo politiche monetarie non ortodosse quali il quantitative easing (QE), e l’estensione dirette del credito alle imprese “forward guidance”, ma Bce replicava che l’immissione di liquidità sui mercati era vietata dai Trattati Europei.

In una intervista al Financial Times nel dicembre 2011, il presidente Bce Mario Draghi affermava: “Quantitative easing? La gente deve accettare il fatto che noi resteremo nell’alveo del nostro mandato. –

Ft: Ma non c’è nulla nello Statuto della Bce che limiti gli acquisti di titoli pubblici… o altri interventi simili a quelli di altre banche centrali… Usa e Uk? –

Draghi: Non credo che distruggere la credibilità della Bce sia una buona idea!”. Nell’estate 2012, per salvare l’euro la Bce aveva dovuto acquistare titoli pubblici, inondare il mercato di liquidità, abbassare i tassi d’interesse, salvare le banche con le operazioni Ltro di 1.000 miliardi, apporre la sua firma di garanzia sui titoli pubblici. Solo nell’estate 2013 la Bce ha riconosciuto la “crisi della domanda” con cinque anni di ritardo, rifiutando l’inutile QE, poiché ci sarebbe stato spazio di rilanciare l’economia con l’abbattimento dei tassi portati oggi allo zero, prima di ipotizzare l’uso del Quantitative Easing, per combattere la “bassa inflazione”, passata nel frattempo a deflazione).

Con tre anni di ritardo Draghi, accortosi finalmente della ‘prolungata stagnazione’ ha persino elencato i danni provocati dalla bassa inflazione: aumento del peso dei debiti pubblici e privati, crollo dei consumi, squilibri competitivi intra-europei.

I ritardi della Bce sono disastrosi: solo in questi giorni Draghi si è accorto che: “le politiche monetarie deflattive sono un macigno sulla strada di qualsiasi ripresa economica”; “le prospettive d’inflazione a medio e lungo termine sono peggiorate”; “i rischi di deflazione sono aumentati”, annunciando gli acquisti di Abs (ma non erano vietati dai Trattati?) per paesi con ‘rating spazzatura’ sotto BBB-, che rischiano di rasformare la Bce in un enorme hedge fund.

Draghi e Bce hanno sottovalutato il diktat europeo imposto dalla Germania, l’ossessiva politica per tenere bassa l’inflazione, le forti restrizioni a spesa pubblica, austerità e rigore di bilancio col conseguente blocco al volano dello sviluppo incompatibile con la recessione economica e la prolungata crisi sistemica, che ha impedito la ripresa, ucciso i consumi, con le tecnocrazie europee che hanno trascinato al suicidio economico intere nazioni. E’ quanto fanno osserevare Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori)



   

 

 

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