Renzi in decrescita felice nella sinistra

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26 settembre – Saranno pure valutazioni personali quelle di Ferruccio De Bortoli ma è pur sempre direttore del Corriere della sera, da sempre considerato il primo quotidiano italiano e da sempre osannato e, soprattutto, il suo editoriale si fa interprete non solo di chi, a sette mesi dalla nascita di questo governo, è rimasto deluso avendo creduto in quella svolta positiva prospettata e promessa da Matteo Renzi fin dai tempi della Leopolda, ma anche di chi in Renzi non ha mai creduto.

Da New York, il premier ostenta disinteresse per il duro attacco che campeggia sulla prima pagina del Corriere danneggiandolo tanto sul piano personale, quanto su quello politico e preferisce astenersi dal replicare, limitandosi a commentare l’aspetto nuovo del giornale e solo perché interpellato dai giornalisti: “Faccio gli auguri al Corriere per la nuova grafica”.

L’editoriale di De Bortoli, “Il nemico allo specchio”, che peraltro inizia con una dura premessa, “Devo essere sincero: Renzi non mi convince.”, è un susseguirsi di critiche, a cominciare dal suo palese egoismo: “Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante”.

Critiche che si estendono anche ai componenti del governo: “Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto. L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato”.

Poi aggiunge anche la visione negativa che di Renzi hanno in Europa: “L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti”. Ovviamente anche questo non depone a favore, ma De Bortoli continua imperterrito ad infierire su Renzi con un interrogativo che definisce “spinoso”: “Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti.

Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria”. L’editoriale termina con un consiglio che racchiude tutte le preoccupazioni che De Bortoli non è l’unico ad avere: “Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra”.

Se Renzi ha preferito glissare l’articolo che di lui mette in rilievo l’aspetto così poco edificante, non per questo passa in sordina quanto si legge sul Corriere nei suoi riguardi. Al contrario, suscita interesse tanto sui media stranieri quanto su quelli nazionali anche per il fatto di rompere quel coro di apprezzamenti espressi finora dalla cosiddetta stampa di regime nei riguardi dell’attuale governo ed infatti Corradino Mineo – che Renzi ha aggiunto sul libro nero nella lista dei “conservatori” – titola la sua consueta rubrica “Il Caffè”, “La luna di miele è finita”. Anche Mineo non rinuncia a sottolineare che nella stampa è iniziata una “svolta” osservando: “Vero che Ferruccio De Bortoli lascerà la direzione del Corriere in cambio di una congrua liquidazione, ma questo suo editoriale pone (almeno mi pare) una pietra tombale sulla straordinaria indulgenza che i nostri giornali hanno finora mostrato con Renzi.

D’altra parte perfino De Benedetti fa sapere che l’abolizione dell’articolo 18 serve a molto poco. Il Re è nudo. L’esibizione dei muscoli, la ricerca di un nemico (sempre a sinistra) da asfaltare, la gesticolazione riformista per evitare il confronto sul merito, la scelta di donne e giovani (talora incompetenti) per rendere visibile la rottamazione, il renzismo, insomma, sembra aver perso il suo appeal. Certo De Bortoli avverte che caduto Renzi rischia di cadere il paese, ma stavolta lo dice a Renzi: guarda che la tua camicia bianca non sia la bandiera della resa. E Pierluigi Bersani, sentita l’aria, dice a Giovanni Floris: Renzi governa con il mio 25%, che mostri un po’ di rispetto.

Il Fatto Quotidiano titola: “Bruno (Donato) indagato e bruciato. Grosso guaio per Renzusconi”. Il Giornale: “Renzi senza maggioranza. 40 senatori Pd firmano 7 emendamenti: o cedono loro o cede il premier”. Forza Italia si offre”. Nemmeno un altro esponente del Pd, Massimo Mucchetti, trascura di commentare quanto scrive De Bartoli convenendo con Mineo che quella espressa nell’editoriale è “quasi una sfiducia a Renzi” poiché “esprime le profonde riserve di ampi settori della classe dirigente sulle attitudini del premier di adempiere al dover suo”. Immancabile, anche da arte di Mucchetti, il paragone con Silvio Berlusconi: “Matteo Renzi, forte di un’innata abilità nel marketing politico, conserva diffusi consensi nell’elettorato e nello stesso corpo del Pd. Mutatis mutandis, Renzi si trova nelle stesse condizioni del primo Berlusconi: padrone delle urne, ma poco credibile tra coloro che hanno le responsabilità maggiori in Italia e all’estero. E come Berlusconi può essere tentato di reagire alla reprimenda attaccando i giornaloni cinici e bari, strumento cieco d’occhiuta rapina di innominati “salotti buoni” ai danni del Paese”. “Se ascoltasse i più sofisticati tra i suoi consiglieri – continua Mucchetti -, Renzi potrebbe anche liquidare l’early warning del “Corriere” come l’estremo tentativo di battere un colpo da parte di un direttore in uscita (la Rcs Mediagroup ha annunciato il cambio di direzione per l’aprile 2015). Se poi ascoltasse anche i consiglieri più spregiudicati, potrebbe brigare per anticipare la sostituzione di De Bortoli da parte dell’azionista di maggioranza relativa della Rcs, che è poi la Fiat: quella Fiat marchionnesca non confindustriale e tanto, tanto filo governativa, forse in attesa di qualche supporto all’esportazione (probabilmente giusto), certo grata per il silenzio del premier (certamente sbagliato) sulla migrazione della sede a Londra e Amsterdam. Ma – avverte Mucchetti – se seguisse le orme del suo improprio alleato, leader ormai traballante del centro-destra, il nostro premier perderebbe l’occasione per quel cambio di passo che solo può fermare la scivolata del Paese verso il nulla della politica come arte del governo”.



   

 

 

1 Commento per “Renzi in decrescita felice nella sinistra”

  1. Bello l’articolo del direttore del Corriere,(sarà efficace?) ma dott. De Bortoli , essendo avanti con gli hanno, non vado di fioretto per esprimere il mio pensiero
    su Matteo Renzi E’ IL BOY(A)
    SCELTO DAGLI USA per affondare l’Italia.

Commenti chiusi

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