Bagnasco: “Fermare il genocidio dei cristiani”

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23 settembre  – “In non poche aree è esplicito l’inaccettabile progetto di cancellare la presenza cristiana: come non pensare alla volontà di un genocidio?”. E’ quanto sottolinea il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione che apre i lavori del Consiglio episcopale permanente. Il presidente della Conferenza Episcopale italiana ricorda che “dall’Iraq alla Siria, dalla Libia alla Terra Santa, dall’Ucraina alla Nigeria e ad altri Paesi dell’Africa, si sono aperti con modi e motivazioni complesse e diversificate forme gravi di conflitto e sopraffazione”.

In questo contesto, “le varie figure di ribelli, mercenari, terroristi, si mescolano e si confondono in plotoni di morte, pilotati da entità-ombra, ciecamente obbedienti ad un’unica parola d’ordine: seminare strage e distruzione, terrore e orrore”. Bagnasco mette allora in guardia da “un altro fenomeno che non può non interrogare: l’oscura seduzione che il fanatismo terroristico sembra esercitare in Europa”.

Ma “non ci si deve meravigliare più di tanto – osserva il presidente della Cei – il nostro continente è vecchio perché privo di ideali veri, senza una cultura alta capace di far vibrare le menti e gli animi, di suscitare sentimenti e passioni nobili, di sprigionare energie, di alimentare un giusto senso di appartenenza. È ricco di cose, ma povero di significati. Per questo è debole. L’unico ideale sembra essere il profitto e il potere e allora l’uomo si svuota e rischia di diventare più sensibile a scopi che si presentano forti ed esaltanti anche se turpi”.

Bagnasco si rivolge poi ai politici chiedendo più attenzione per la crisi economica, con “le famiglie” che “nuotano e spesso annegano”. “Chiediamo a tutti i responsabili della cosa pubblica e a coloro che hanno risorse finanziarie o capacità imprenditoriali, di fare rete ‘super partes’ poiché – sottolinea – la gente è stremata e non può attendere oltre”.

Il presidente della Conferenza Episcopale italiana riprende le parole di Papa Francesco su “la famiglia troppo disprezzata e maltrattata”, invoca “più considerazione sul piano culturale e molto più sostegno a livello sociopolitico”, specie davanti a “tantissime famiglie che nuotano e spesso annegano in un mare di difficoltà” e a “molti giovani che non si sentono sostenuti per un progetto di vita familiare”.

Bagnasco osserva che “le notizie sull’Italia parlano ancora di recessione, della necessità di tempo, di riforme strutturali, di investimenti, di visione industriale, di ricerca e innovazione per non essere imitati e penetrare mercati nuovi”, mentre “l’occupazione difficile, il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante, la paura diffusa di fare passi sbagliati concorrono a non creare lavoro nel pubblico e nel privato e i giovani, come emigranti forzati, tentano la fortuna altrove”.

Sul fronte immigrazione, il numero uno dei vescovi italiani accusa l’Europa. “In questo anno, nonostante le coraggiose operazioni in atto, sono morti nel Mediterraneo 1.800 migranti. Torniamo a chiederci: ma dov’è l’Europa?”.

Bagnasco ricordando poi che “il grande appuntamento” del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia voluto da Papa Francesco “è oramai alle porte”. E avverte: “Sarebbe gravemente fuorviante ridurre i lavori del Sinodo, come sembra essere indotto dalla pubblica opinione, alla prassi sacramentale dei divorziati risposati”.

“L’orizzonte è ampio e coinvolge le preoccupazioni di tutti i Pastori”, premette Bagnasco citando “l’educazione all’amore che non è pura emozione, la consapevolezza del sacramento del matrimonio e della sua grazia, la preparazione al matrimonio come cammino di fede, la coscienza che l’amore di coppia chiede di essere difeso, alimentato e risanato quando viene ferito, la difficile educazione dei figli, l’armonizzazione dei tempi della famiglia e quelli del lavoro, le situazioni di separazione e divorzio, le convivenze”.

Dunque, “queste e altre ancora sono le sfide che noi Pastori ben conosciamo e di cui, insieme ai nostri sacerdoti, ci prendiamo cura ogni giorno nella prossimità che caratterizza la Chiesa in Italia”. adnkronos



   

 

 

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