Reporter riconosce l’attentatore del Museo ebraico, fu suo carceriere in Siria

 

7 SETT – “Quando Nemmouche non cantava torturava”. Nicolas Henin, l’inviato del magazine Le Point, rapito in Siria a giugno del 2013 e liberato nell’aprile di quest’anno, lo ha riconosciuto.

Il franco-algerino Mehdi Nemmouche, che a maggio uccise quattro persone nel Museo ebraico di Bruxelles, è stato un suo carceriere per conto del cosiddetto Stato Islamico.

Il giornalista, che fino ad oggi non aveva parlato per garantire la riservatezza delle indagini, ha indetto una conferenza stampa, dopo la fuga di notizie e le rivelazioni su Nemmouche pubblicate da Le Monde.

“Ho subito maltrattamenti da parte sua. Non so se abbia fatto la stessa cosa ad altri ostaggi occidentali, ma l’ho sentito torturare dei prigionieri siriani nell’edificio in cui ci trovavamo”, ha dichiarato il reporter.

Henin faceva parte di un gruppo di una ventina di ostaggi occidentali, fra i quali c’erano anche James Foley e Steven Sotloff, i cui video della decapitazione sono stati diffusi nei giorni scorsi.

Estradato dopo l’arresto in Francia, Nemmouche è ora in carcere a Bruges. Venerdì il giudice dovrà decidere se prolungare la sua detenzione preventiva.

Nemmouche

L’avvocato dell’uomo ha dichiarato che nel corso degli interrogatori non è stato mai chiesto al suo cliente se fosse stato in Siria e quale ruolo avesse avuto in quel periodo. Si è parlato solo dell’attentato di Bruxelles.

Nemmouche è sospettato di aver trascorso un anno in Siria, prima di rientrare in Europa e meditare la folle sparatoria al Museo ebraico, costata la vita a due turisti israeliani, una volontaria francese e un’impiegata belga. EURONEWS



   

 

 

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