Disoccupazione giovanile, la fredda analisi dell’OCSE non tiene conto della realtà

lavoro3 settembre – In Italia la disoccupazione giovanile è raddoppiata rispetto ai livelli precedenti alla crisi globale, e intanto, all’opposto di quanto avviene normalmente, è aumentata anche la quota di giovani totalmente inattivi: i “neet”, quelli che non lavorano, non studiano e non seguono alcun tipo di formazione. In un quadro già non confortante del mercato del lavoro nella Penisola, i rilievi che l’Ocse fa sulla situazione dei giovani sono anche più allarmanti.

La disoccupazione media in Italia ha raggiunto il 12,6 per cento, oltre due punti più alta del valore medio europeo. Ma se nella media dei paesi avanzati “tra gli individui attivi con meno di 24 anni ne risulta disoccupato circa uno su quattro“, in Italia si raggiunge ben il 43,4 per cento. “La crescita della disoccupazione giovanile è stata particolarmente rapida in Italia, il tasso di disoccupazione è raddoppiato dal 2007”, afferma l’ente parigino nella scheda sulla Penisola contenuta nel rapporto annuale sul lavoro.
“Questa tendenza – prosegue lo studio – si accompagna con l’ancor più preoccupante aumento dei giovani inattivi che non frequentano corsi d’istruzione. La quota di giovani non occupati e non in istruzione e formazione (Neet) è salita di 6,1 punti percentuali, raggiungendo il 22,4 per cento alla fine del 2013″.

“Questa dinamica contrasta con quella della maggior parte dei paesi Ocse, in cui i giovani hanno reagito alle scarse prospettive occupazionali aumentando l’investimento in istruzione (e l’incidenza dei NEET si è, in media, stabilizzata), o quella di paesi come la Germania, in cui la quota di Neet è scesa più rapidamente rispetto al tasso di disoccupazione aggregato”. L’Ocse avverte che per i giovani italiani neet “cresce il rischio di stigma, cioè di subire un calo permanente delle prospettive di occupazione e remunerazione”.

Ovviamente la gelida analisi dell’OCSE non tiene conto della povertà delle famiglie, che già fanno fatica a trovare risorse per mangiare (“Vergogna per l’Italia”, due famiglie su tre riducono gli acquisti alimentari) e non hanno denaro da investire sull’istruzione dei figli. L’istruzione è prima di tutto un costo, uscire di casa al mattino per raggiungere la scuola ha un costo, così come tasse, libri, abbigliamento e corredo scolastico. Colpevolizzare i giovani di “non in istruzione e formazione” è un’analisi cinica che non tiene conto della realtà e in cui le vittime della crisi diventano colpevoli.



   

 

 

1 Commento per “Disoccupazione giovanile, la fredda analisi dell’OCSE non tiene conto della realtà”

  1. ” non seguono alcun tipo di formazione”
    Gradirei sapere dall’Ocse quali formazioni consentono l’accesso a posti di lavoro REALE in un paese in cui ogni attività è in dissoluzione.

    Perché se si deve fare formazione per scaldare il banco, ci vadino quelli dell’Ocse. O la formazione visto che COSTA sfocia in un contratto di lavoro duraturo o NON HA SENSO.
    Ma i signori dell’Ocse sono avvezzi al cazzeggio ben stipendiato che ne sanno della vita reale.

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