Ragazza rapita da ISIS: “Siamo le loro schiave sessuali, salvateci o fateci a morire”

L’appello disperato di una giovane yazida nelle mani dei miliziani dello Stato Islamico in Iraq: “Ogni giorno arrivano i combattenti e cercano tra di noi. Prendono due o tre ragazze carine. Quando le ragazze tornano sono in lacrime, sfinite e umiliate. I combattenti le portano ai loro emiri, che ne abusano sessualmente. Le donne li supplicano di sparare loro alla testa per mettere fine alla loro miseria

stupro

19 agosto – “Diverse ragazze si sono suicidate. Oggi una ragazza si è impiccata con il velo ed è morta. Salvateci, salvateci. Chiunque possa sentire la nostra voce – Stati Uniti, Europa, chiunque – per favore aiutateci, salvateci”: questo l’accorato appello lanciato attraverso l’agenzia di stampa curda Rudaw da una 24enne yazida detenuta dai jihadisti dello Stato islamico nel nord dell’Iraq.

Secondo la donna, sarebbero circa 200 le donne yazide rinchiuse con lei nella prigione situata nei pressi della contea di Baaji, nella provincia di Mosul: “Dalle tre alle quattro volte al giorno vengono nel cortile della prigione. Le ragazze li supplicano di sparare loro alla testa per mettere fine alla loro miseria”.

In lacrime la ragazza ripete più volte la località dove si trova la prigione in cui è rinchiusa, supplicando anche di lanciare raid aerei per seppellirle e farle riposare in paese: “Ogni giorno arrivano i combattenti e cercano tra di noi. Prendono due o tre ragazze carine. Quando le ragazze tornano sono in lacrime, sfinite e umiliate. I combattenti portano le ragazze ai loro emiri, che ne abusano sessualmente”.

L’OFFENSIVA CONTRO I JIHADISTI

“Oggi, con il nostro sostegno, le forze curde e irachene hanno fatto un grande passo avanti riprendendo il controllo della diga di Mosul”: lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a proposito del conflitto in corso con i jihadisti dello Stato islamico nel nord dell’Iraq, dove le forze americane sono intervenute con attacchi aerei per respingere la loro offensiva, e consegna di aiuti umanitari alle minoranze minacciate. “Se la diga si fosse rotta, sarebbe stato catastrofico”, ha aggiunto Obama, sottolineando l’importanza strategica della riconquista dell’area di Mosul.

“Continueremo a cercare una strategia di lungo termine per ribaltare la situazione contro lo Stato islamico, sostenendo il nuovo governo iracheno”, ha aggiunto Obama, riferendo di iniziative per “costruire una coalizione internazionale con cui affrontare la crisi umanitaria”, con “gli alleati Italia, Francia, Canada, Australia e Regno Unito, con cui continuare l’invio di alimenti e acqua”. Gli aiuti vengono inviati alle migliaia di persone appartenenti alle minoranze, tra cui quelle yazida e cristiana, che si sono rifugiate sui monti Sinjar per sfuggire alle violenze e alle minacce dei combattenti islamisti.

Il presidente americano ha quindi ribadito che “gli attacchi aerei americani hanno fermato l’avanzata del gruppo jihadista verso Erbil, respingendo i terroristi”. “Quando si tratta della sicurezza della nostra gente e dei nostri sforzi contro un gruppo terroristico come lo Stato islamico, dobbiamo essere uniti nella risposta”, ha sottolineato, facendo riferimento al personale diplomatico Usa nel Paese.

Le forze regolari irachene – appoggiate da volontari sciiti – hanno anche lanciato un’offensiva per la riconquista di Tikrit, città natale dell’ex dittatore Saddam Hussein, dall’11 giugno scorso nelle mani delle milizie jihadiste dello Stato Islamico. Per l’esercito iracheno – che non è riuscito a fermare l’offensiva lanciata dalle milizie jihadiste nel nord del Paese all’inizio di giugno – si tratta del terzo tentativo di riconquistare Tikrit: le prime due operazioni si erano concluse in un fallimento.

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